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Allarme conti,”La legge di stabilità la fa la troika”

La crisi di governo evoca lo spettro Troika per l’Italia. A poco più di due settimane dalla presentazione della legge di stabilità, il caos politico scatenato dalle dimissioni dei ministri del Pdl potrebbe portare ad un commissariamento del nostro Paese, materializzando l’incubo che da anni Roma tenta di scacciare, quello di perdere ogni tipo di sovranità economica, seguendo le orme della Grecia.

L’allarme arriva direttamente dal Tesoro e a lanciarlo, a pochissimi minuti dall’annuncio di Angelino Alfano, è stato Stefano Fassina. Il viceministro dell’Economia si è detto certo che il Parlamento possa trovare un’altra maggioranza, con una convinzione che sembra quasi necessaria ad esorcizzare i pericoli che l’Italia corre nel caso di nuove elezioni anticipate. “Un altro giro di elezioni con l’attuale legge elettorale ci restituirebbe un Parlamento impallato e questo succederebbe con 200-300 punti di spread in più rispetto ad oggi e con la Troika a fare la legge di stabilità al posto nostro. Temo – ha osservato – che sia uno scenario abbastanza realistico che dobbiamo fare di tutto per evitare”.

Una prospettiva, quella di vedere arrivare a Roma gli ispettori di Fondo monetario internazionale, Unione europea e Bce, che il governo Monti era riuscito faticosamente ad allontanare con una impopolare politica di sacrifici e che ora si riaffaccia prepotentemente in vista degli appuntamenti di politica economica dell’autunno. Oltre alla legge di stabilità attesa per il 15 ottobre, stesso giorno in cui il governo si era impegnato a presentare anche il decreto sulla seconda rata Imu, dopo lo scontro consumato ieri in cdm, resta infatti ancora tutta da risolvere la partita del rientro del deficit.

Secondo le previsioni del Def, l’Italia supererà quest’anno il tetto del 3%, rischiando senza ‘la manovrina’ di correzione impostata dal ministero dell’Economia (saltata ieri insieme al rinvio Iva) una nuova procedura di infrazione

da parte dell’Unione europea. Che tradotto in soldoni significherebbe perdere i 12 miliardi di euro di risorse finanziarie per il 2014 e il 2015 rese disponibili dalla chiusura a maggio scorso della precedente procedura. Il timore è anche quello che la caduta del governo e la conseguente campagna elettorale possa causare una nuova probabile perdita di fiducia degli investitori internazionali nei confronti dei titoli di Stato italiani, con un nuovo balzo dei rendimenti e dello spread.

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