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Cinque Stelle compatto sul no a Letta, Orellana domani non sarà in aula

Compatti sul no a Letta e uniti nel chiudere la porta a ogni ipotesi di un bis. Il M5S si ricompatta alla vigilia del passaggio parlamentare decisivo per l’esecutivo capitanato da Enrico Letta. Tutti d’accordo sul no al premier, compresi i dissidenti del Movimento. Luis Alberto Orellana, il senatore che nei giorni scorsi aveva aperto un piccolo spiraglio, ha fatto retromarcia e assicurato che non darà il proprio sostegno all’attuale governo. Domani inoltre non sarà in Aula per motivi strettamente personali. Ieri a fugare ogni dubbio, durante l’assemblea congiunta, ci ha pensato Lorenzo Battista, una delle voci più critiche in casa 5 Stelle. Non ci sono margini per convergere su Letta e nessuno mai ha pensato di farlo, ha assicurato. «’Aperturistà sì ma non aperto a tutto», ha rincarato la dose Francesco Campanella. I senatori pentastellati, oggi nuovamente riuniti in assemblea, decidono di presentare una mozione di sfiducia al governo mentre si ragiona sul da farsi in caso Letta non dovesse spuntarla. Alla Camera Walter Rizzetto boccia il governo di scopo ma osserva la necessità, o meglio l’obbligo, di essere propositivi e salire al Colle con una ‘squadra di governò, lista alla mano. Il progetto è di un governo politico, senza scadenze, composto da personalità alte e non divisive. E su cui anche altre forze politiche potrebbero convergere. «Non si tratta di fare accordi – chiarisce – si tratta di fare una lista di nomi, mi viene ad esempio in mente un Tito Boeri all’Economia. Una squadra per ripartire. Se Letta non dovesse farcela, io avanzerò questa proposta come già anticipato ieri in assemblea. È Maometto che va alla montagna, siamo noi a dover salire al Colle con una proposta». Ma i nomi, osservano i vertici dei 5 Stelle, dovrebbero arrivare dalla Rete e non essere indicati dai portavoce. Con i cittadini pronti, mouse alla mano, a disegnare la squadra di governo. Ma qui il meccanismo si inceppa, un’altra volta. La piattaforma digitale per raccogliere la voce degli attivisti slitta ancora: serviranno altri 3-4 mesi prima che veda la luce.Un rinvio, l’ennesimo, che rischia di generare parecchi malumori nel Movimento. Già stamattina Luis Alberto Orellana scriveva su Fb: «L’applicazione per coinvolgere gli attivisti promessa entro settembre non è pronta. Per l’ennesima volta lo staff ci prende in giro». Anche Battista osserva stizzito: «la piattaforma è in regime di vacatio ad interim. Ci sono problemi tecnici? Allora cambiamo i tecnici; c’è un problema economico? Mettiamo mano ai soldi dei gruppi e ai nostri portafogli; c’è un problema di volontà? Bè, qui non posso farci nulla». L’ipotesi di presentarsi al Quirinale con una proposta targata 5 Stelle, inoltre, non scalda i ‘falchì del Movimento. «’Fate il nome!’ ci chiede qualcuno. Proviamo a fare chiarezza. Ci si chiede una mossa comunicativa – scrive Alessandro Di Battista su Fb motivando la ritrosia dei 5 Stelle – sostanzialmente mediatica a noi, proprio a noi che vogliamo rompere con questa logica ‘politicomediaticà inaugurata da Berlusconi con quell’indecente messaggio alla nazione del 94’». Anche per questo, chiarisce Di Battista, fare i nomi per i 5 Stelle «sarebbe un passo indietro». «La verità – sbotta un senatore pentastellato dopo aver lasciato l’assemblea dei grillini – è che qui la linea la dettano Grillo e Casaleggio e noi non contiamo un fico secco. Grillo al casale dove ci radunò a un mese dalle elezioni ci disse che il blog non dettava la linea, che lì c’erano solo suoi pensieri e noi dovevamo agire confrontandoci, prendendo le decisioni in assemblea. Ma la linea la stabilisce il blog -vedi legge elettorale- in assemblea andiamo solo a mettere il bollino e a tacciare di infedeltà chi prova a contestare le parole del Capo. Senza mai domandarsi: ma non è che stavolta Grillo ha detto una ca….ta? Eppure i talebani dovrebbero chiedersi cosa faremmo ora se alla presidenza del Senato ci fosse Schifani e non Grasso». Un nome, quello dell’ex procuratore Antimafia, che potrebbe tornare a dividere i 5 Stelle. «Se Napolitano dovesse affidargli l’incarico di governo – confida un senatore M5S – potrei votarlo. Anzi, lo voterei».

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