| categoria: politica

Grandi manovre al Senato, sullo sfondo la nuova casa dei moderati

La nuova sterzata impressa da Silvio Berlusconi alla crisi rischia di frenare le grandi manovre in corso tra i moderati che progettano la costituzione di una nuova casa dei popolari verso cui far confluire i ‘dissidentì dalla linea ‘falchistà del Pdl. Un progetto a cui guardano i centristi di Casini e i moderati di Monti con l’obiettivo di costruire la vera costola italiana del Ppe. Una progetto che possa sostenere un governo delle riforme con Enrico Letta e che guardi ad una prospettiva di lungo periodo, al semestre europeo, e non, come chiede lo stesso il premier in carica, a traghettare il Paese verso il primo porto sicuro dell’approvazione della legge di stabilità. Un cantiere a cui Monti e Casini lavorano da tempo ma che avrebbe come primo terreno di prova la richiesta di fiducia di Letta al Senato e, in prospettiva, il voto europeo. È lì a palazzo Madama, infatti, che i numeri per sperimentare la consistenza di una nuova maggioranza che sia, come dice Monti, costituita da «larghe intese meno estese, ma più omogenee, rispettate e rispettabili, invece di una Grande coalizione che accontenta tutti con scelte sbagliate», si misureranno. Sulla carta, infatti, le forze per sostenere un Letta Bis non sarebbero difficilissime da trovare: 24 voti sono quelli che servirebbero a colmare la mancanza di voti del Pdl. Voti che potrebbero arrivare dai nuovi senatori a vita, dagli eletti di Sel e dai grillini che sono passati al gruppo Misto. Resterebbero otto voti, come minimo, da trovare. Voti che il Pd può cercare di ottenere tra i dissidenti Cinque Stelle e che Monti e Casini possono cercare tra i moderati del Pdl. Voti tuttavia che possono arrivare solo a patto di scelte politiche nette. I ‘dialogantì grillini hanno infatti chiarito che mai voteranno un Letta Bis e che il loro voto potrebbe averlo solo un governo di scopo con finalità precise e contrattate. «Aperturistà non vuol dire aperto a tutto..» spiega il senatore M5S dissidente Francesco Campanella, che lancia «la palla» nel campo del Pd. « Ci stupiscano. Due idee su cosa ci interessa ormai ce l’hanno…». Stesso discorso vale per i moderati del Pdl. Per lasciare Berlusconi «devono avere un segnale preciso che arrivi da qualche big del partito che possa indicargli un progetto politico alternativo a quello di Forza Italia» spiega uno dei parlamentari montiani che sta tenendo i contatti con i possibili transfughi Pdl e che ha in mente Maurizio Lupi come possibile aggregatore. «Fino ad oggi pomeriggio erano in molti disposti a fare il salto ma ora – aggiunge un altro esponente montiano – sono indecisi. Ma è un peccato: sono giovani e possono giocarsi una partita decisiva per il loro futuro politico. È in questi momenti che emerge chi ha la stoffa e il coraggio per emergere». Ed è a questi ‘coraggiosì che guardano Monti e Casini che oggi si sono incontrati per un faccia a faccia. Se il progetto di una grande casa con i moderati Pdl dovesse fallire, infatti, si apre un problema anche nella loro alleanza. Perchè ci sarà da decidere se appoggiare o meno un governo in cui saranno fondamentali i voti di Sel. A quel punto le strade di Casini e Monti potrebbero nuovamente dividersi. Questione di ore: domani i gruppi di Scelta Civica e Udc si riuniranno nel tardo pomeriggio per decidere che fare. E vedere se saranno state, nel frattempo, sciolte le titubanze dei moderati Pdl.

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