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Naufragio, accusano i superstiti, tre pescherecci non ci hanno soccorso

L’accusa è pesante, specie per uomini di mare. Tre pescherecci avrebbero visto il barcone in difficoltà al largo di Lampedusa, tirando però dritti senza prestare soccorso. Dunque la strage di oggi ha altri colpevoli oltre agli scafisti? Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, nega: «se non sono intervenuti, è perchè non l’hanno visto». Sono i supersiti a puntare l’indice. «Siamo partiti – raccontano – due giorni fa dal porto libico di Misurata. Su quel barcone eravamo in 500. Non riuscivamo nemmeno a muoverci. Durante la traversata tre pescherecci ci hanno visto ma non ci hanno soccorso». Una versione che sembra essere avallata dal sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, la quale fornisce anche una ragione per il comportamento dei marinai. «I pescherecci – spiega – se ne sono andati via perchè il nostro Paese ha processato pescatori e armatori che hanno salvato vite umane per il reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Il Governo deve subito cambiare queste norme disumane». Di altro avviso Alfano. I pescherecci, osserva, «non hanno visto il barcone in difficoltà, altrimenti sarebbero intervenuti. Gli italiani sono di grande cuore, abbiamo soccorso 16mila persone. Purtroppo – aggiunge – nessuno aveva cellulari a bordo della nave affondata e nessuno ha avvisato, come sono abituati a fare in questi viaggi, il numero di ricerca e soccorso. Se avessero avuto la possibilità di telefonare si sarebbero salvati». Peraltro, sono stati proprio i pescatori dell’isola a dare l’allarme e giungere in soccorso. «Stavamo tornando – racconta Francesco Colapinto, che si trovava a bordo del peschereccio Angela C. insieme agli zii Domenico e Raffaele – da una battuta di pesca. Con il binocolo abbiamo visto le fiamme salire da un barcone e ci siamo diretti lì. Abbiamo tirato su 18 persone vive e 2 morti. Poi abbiamo visto arrivare le motovedette». Il Codacons, da parte sua, chiede alla procura di Agrigento di intervenire. Se si avrà la conferma che alcuni pescherecci non hanno soccorso il barcone, dice il presidente Carlo Rienzi, «si tratterebbe di una gravissima omissione con pesanti ripercussioni sul piano penale. Rifiutare il soccorso in mare, infatti, in tale circostanza equivale a contribuire ad una vera e propria strage». Per questo, fa sapere, «presenteremo oggi stesso un esposto alla Procura di Agrigento chiedendo di accertare i fatti e, nel caso quanto dichiarato dal sindaco risulti confermato, individuare le imbarcazioni che hanno omesso di prestare aiuto e procedere verso i responsabili per il reato di omissione di soccorso e concorso in strage».

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