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Sì a decadenza di Berlusconi da senatore. Il Cavaliere: ‘Colpo alla democrazia’

“Proponiamo la decadenza del senatore Silvio Berlusconi”. Dario Stefàno legge, dopo quasi 6 ore di camera di consiglio, la decisione della giunta delle elezioni e delle immunità del Senato. Il risultato finale rispetta anche nei numeri le previsioni della vigilia: 15 voti contro 8. E provoca, come immaginabile, la dura reazione dell’interessato: “Una decisione indegna per eliminarmi” – le parole del Cavaliere. Quello che non era previsto, invece, è la polemica innescata da Vito Crimi. Il senatore del M5S pubblica un post su Facebook a udienza pubblica già in corso, con insulti a Berlusconi che fanno infuriare il Pdl determinato a chiedere la sospensione dei lavori, poi negata dal presidente Dario Stefàno.

Contro il “comportamento inqualificabile” dell’ex capogruppo grillino prende posizione anche Piero Grasso, annunciando un’istruttoria, ma negando qualsiasi possibilità di interruzione della seduta odierna. Adesso la battaglia si sposta nell’aula di Palazzo Madama, che entro venti giorni, sarà chiamata a ratificare la decisione della Giunta. E a sancire la decadenza del Cavaliere, ai sensi della legge Severino, dopo la condanna definitiva per frode fiscale. Il nodo resta quello della modalità di voto. Con i 5 stelle che insistono per il voto palese mentre Renato Schifani annuncia che il suo partito intende attenersi al voto segreto. E nel del Pd si fanno strada timori sul reale comportamento dei grillini in aula.

Un giudizio non proprio elegante, considerando anche problemi di salute affrontati in passato dall’ex premier. Altri due post arrivano quando la giunta è già riunita in camera di consiglio, infrangendo il divieto assoluto di comunicare con l’esterno. Ma poi, a parziale discolpa dell’ex capogruppo grillino al Senato, Adriano Nitto, il suo collaboratore parlamentare, precisa di aver pubblicato lui i messaggi. Un altro grillino, Michele Giarrusso, anche lui presente in giunta, pubblica invece sul proprio profilo Facebook una foto sua e della collega M5S Serenella Fucksia che gli siede accanto mentre è in corso la seduta pubblica. Più tardi anche lui, a lavori ormai conclusi, si giustifica: “Ho scattato la foto per dimostrare che la senatrice Fucksia, un po’ in ritardo, era effettivamente arrivata”. La rabbia del Pdl. Furente la reazione del Pdl per bocca del capogruppo dei senatori Renato Schifani, che scrive a Piero Grasso chiedendogli di sospendere i lavori della Giunta e cacciare via Crimi per giudizi volgari e offensivi contro il presidente Berlusconi”. Richiesta a cui si associa tutto il Pdl. Mentre il Pd per voce di Stefano Esposito accusa il M5S di aver fornito “un assist” a Berlusconi, “propedeutico a quello che faranno in Aula. Lì dovremo stare molto attenti, perchè voteranno contro la contro la decadenza”. Ma su Crimi – bersaglio dell’ironia di Twitter – piovono critiche anche da alcuni compagni di partito, come Lorenzo Battista.

Viceversa Luigi Di Maio, vicepresidente M5S della Camera, attacca Schifani: “Solo scuse per fermare i lavori”. Come Paola Taverna, capogruppo 5 stelle al Senato: “Basta con questa farsa. La Giunta non si ferma per una battuta”. Questa sarà anche la decisione finale di Dario Stefàno: “Ho stigmatizzato il suo comportamento, ma non era una motivazione sufficiente per interrompere i lavori”. Mentre Crimi denuncia, alla fine dei lavori, di aver subito “un attacco ignobile”.

Fuoco amico dell’aspirante senatore. Durante la seduta pubblica spazio anche anche per Ulisse Di Giacomo, il primo dei non eletti in Molise, destinato, eventualmente a subentrare a Berlusconi. Che non ha fatto sconti al Cavaliere. Il suo avvocato Salvatore Di Pardo ha ricordato che se l’ex premier fosse stato trattato come un cittadino qualunque, a quest’ora non sarebbe già più senatore, “perchè la giurisprudenza sulla legge Severino è granitica, il Consiglio di Stato ha già chiarito tutto”.

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