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Una tragedia spaventosa.Ma che colpa abbiamo noi

Una tragedia spaventosa quella avvenuta nel mare di Lampedusa. Il mondo assiste attonito, gli italiani seguono storditi le immagini che le televisioni rimandano senza soluzione di continuità. Dolore, tanto dolore, partecipazione e solidarietà. Ma anche tanta retorica. E un senso di colpa, di frustrazione. Come se tutte queste morti pesassero genericamente sulle nostre coscienze. Ci sentiamo tutti colpevoli per quanto accade, per le migliaia di disperati che approdano sulle nostre coste. Un fenomeno che assume dimensioni inquietanti, come se migliaia e migliaia di persone assediassero i nostri confini. Da lontano sembriamo ricchi e felici, poi questi boat people scoprono che la realtà è molto diversa. Qualcuno cinicamente li spinge, se ne libera, nel paese di origine, qualcun alto, con crudeltà, specula su di loro. Impotenti, indifesi, spesso (ma non sempre) messi nella impossibilità di continuare a vivere nel loro paese. Arrivano con il terrore negli occhi, con la disperazione, con una scintilla di speranza. Non staremo a dire che non li abbiamo indicati, che potrebbero restare nel loro paese, che potrebbero trovare altre soluzioni, che i paesi che si affacciano sul Mediterraneo dovrebbero impedire la partenza. Ci si può dire che dobbiamo essere solidali, che dobbiamo avere coscienza e pietà, in supplenza degli altri partners europei che respingono i migranti alle frontiere in modo muscolare. Ma che colpa abbiamo noi di tutto questo? Perché siamo costretti con il cuore in gola a soffrire, a partecipare, a destinare risorse per far fronte ad un fenomeno che ci capita addosso ma che non abbiamo certo cercato?

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