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Immigrati, il problema diventa politico. Scontro sulla Bossi-Fini

Il presidente della Camera Boldrini

A Lampedusa si continuano a piangere i morti del terribile naufragio di giovedì ma non si placano le polemiche sulla legge Bossi-Fini. I sopravvissuti corrono ora il rischio di essere perseguiti per il reato di clandestinità, e dal Pd parte la richiesta di intervento al presidente del Consiglio Enrico Letta. Da Parigi arriva la richiesta del premier francese, Jean-Marc Ayrault, che chiede una riunione urgente dei Paesi europei sull’immigrazione: “Tocca a loro riunirsi per trovare la risposta giusta”, ha aggiunto sottolineando che “la compassione non è sufficiente”.

Ma in Italia la necessità di metter mano alle disposizioni giuridiche spacca la maggioranza delle ‘larghe intese’. Al presidente del Senato, Pietro Grasso, risponde infatti il Pdl con Fabrizio Cicchitto (presidente della commissione Esteri a Montecitorio): “Non è affatto vero quello che afferma il presidente Grasso che la legge va cambiata per evitare che venga accusato di favoreggiamento chi offre soccorso. Il comma 2 dell’articolo 12 stabilisce che ‘non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate nei confronti degli stranieri in condizione di bisogno’. Questa insistenza di modificare la Bossi-Fini rischia di tradursi in un messaggio totalmente sbagliato dato all’estero. E l’Italia rischia cosi ancora di più di diventare una sorta di area molle su cui si concentra l’attenzione di tutti coloro che vogliono emigrare”.

In Sicilia è arrivata la presidente della Camera, Laura Boldrini, che sulla rimodulazione della legge ha sottolineato: “Non voglio entrare nel merito delle questioni politiche perché non mi competono. Io ho un ruolo super partes, faccio la presidente della Camera”. Ma dopo aver detto che, in casi come questi, l’unico reato è l’omissione di soccorso, ha proseguito: “E’ dovere delle istituzioni essere nei posti e nei luoghi in cui accadono queste cose. Non possono stare solo nel Palazzo, ma essere al servizio. Voglio una politica dell’impegno e dell’ascolto che si assuma la resposabilità che questo non accada più. Per capire il fenomeno dell’immigrazione, noi dobbiamo capire la causa della grande fuga. Noi con le uniche misure repressive non risolveremo mai questo problema. E’ illusorio pensare che chi non ha nulla da perdere, perchè scappa da violazioni dei diritti umani, possa scoraggiarsi di fronte a misure di contrasto più dure. E’ una pia illusione, non sarà così”.

“Siamo a Lampedusa – aveva scritto poco prima su Facebook – anche per dire che le cose possono cambiare, che bisogna impegnarsi a risolvere le cause che stanno alla base della fuga: le misure di contrasto non riusciranno mai da sole a bloccare la fuga di chi si lascia alle spalle guerre e regimi”. E poi: “La legislazione italiana va aggiornata sulla base delle nuove sfide – spiega – poiché l’immigrazione è un fenomeno in continua evoluzione. Così come vanno rivisti i rapporti con i paesi di transito dove spesso non vi sono tutele né rispetto dei diritti umani. Allo stesso modo va rafforzata la cooperazione tra Stati per compiere il monitoraggio e soccorrere in mare, una responsabilità che non può ricadere solo sull’Italia. In ambito europeo ancora oggi ciascuno dei 28 Paesi ha una diversa legislazione in materia di immigrazione e asilo. Se non si arriva a un sistema comune e a una gestione condivisa sarà difficile trovare quell’appoggio che da più parti viene richiesto. Per dare un senso pieno alla commozione, al lutto nazionale e al minuto di silenzio nelle scuole, nulla dovrà essere più come prima”.

Contro “le leggi fasciste votate dalla destra” si scaglia il leader di Sel, Nichi Vendola: “E’ in atto una manipolazione della realtà. Non è il demonio che ha appiccato il fuoco a quella nave. Bisogna capire di chi e di cosa ci si debba vergognare. Nello specifico la vergogna è costituita dalle leggi fasciste votate in Italia dalle destre e non abbastanza contrastate, perlomeno nei presupposti culturali. Si asciughi gli occhi, per piacere, quel gran cultore dei diritti umani di Angelino Alfano, reduce dai successi kazaki. Ci risparmi la scena della commozione, se non mette in discussione le leggi da Italia pre-liberale che fanno la lotta non contro gli schiavisti moderni, ma contro le vittime”.

E in un botta e risposta continuo tra il governo e la Lega è stato Umberto Bossi ad attaccare pesantemente il ministro Cecile Kyenge: “Che vada a quel Paese”, ha detto ieri sera su Rai 2, aggiungendo poi: “La legge Bossi-Fini è l’unica barriera contro questa invasione di clandestini”. Per l’esponente del Carroccio, “insistere sull’accoglienza è solo retorica per avere più voti, è inutile fare finta di essere bravi e aprire la porta a tutti. Non siamo l’America e nemmeno loro lo possono fare. Non abbiamo la possibilità di aiutarli. La legge – conclude – lo diceva chiaro: potete venire solo se avete un lavoro. Quasi nessuno degli immigrati che vengono da noi ha un lavoro, l’Italia non può essere la portaerei per tutti i clandestini del mondo”.

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