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La Ue mette le mani avanti, già dato aiuti all’Italia per gli sbarchi

La Commissione europea mette le mani avanti e di fronte alle accuse di essere rimasta sorda alle richieste di aiuto dell’Italia sugli sbarchi dei migranti spiega che «è stato fatto tutto» quello che Roma «ha domandato negli ultimi due anni». Si lascia intendere, insomma, che le ripetute invocazioni di «solidarietà» che si sono rincorse nel tempo, soprattutto in occasione di momenti «emotivi», come la tragedia avvenuta ieri a Lampedusa, alla fine non si sono tradotte in richieste concrete, al di là delle operazioni Frontex. «Ci sono elementi legislativi e misure pratiche che possono essere attivate» per far fronte ai flussi. «Si può fare di più, ma c’è bisogno che gli Stati membri dicano quali sono le loro necessità, i loro problemi», spiega Michele Cercone, portavoce del commissario Ue Cecilia Malmstrom. Perchè «da Bruxelles non possiamo fare imposizioni. Abbiamo bisogno di feedback» dalle autorità nazionali. «Ci devono dire cosa vogliono e noi siamo qui per assisterli – prosegue -. Ogni volta che abbiamo ricevuto una richiesta, non solo dall’Italia, ma da qualsiasi Stato membro, siamo intervenuti». «Se vogliamo davvero fare la differenza, la dobbiamo fare in concreto. Per far fronte a queste tragedie, abbiamo cominciato a lavorare da molto tempo per sviluppare Eurosur», un sistema di scambio e condivisione di informazioni, che contribuirà ad identificare le imbarcazioni invisibili, aggiunge. Intanto fonti della Commissione fanno osservare come una revisione del regolamento di Dublino (accordo che stabilisce che per l’asilo il maggior peso va al Paese di primo ingresso), oggi invocata anche dal vice premier Angelino Alfano (e comunque ipotesi già bocciata in sede di Consiglio da 25 Paesi su 27), non risolverebbe i problemi. A dimostrarlo sono i dati Eurostat: nel 2012 l’Italia si è attestata al settimo posto nella graduatoria dei Paesi che accolgono i richiedenti. Dal canto suo il vice presidente dell’esecutivo Ue Antonio Tajani chiarisce: Alfano «ha ragione quando chiama in causa l’Unione, che non è solo la Commissione. L’esecutivo ha fatto tutto il possibile. Sono gli Stati membri a dover fare molto di più». Secondo Tajani, i 28 devono stanziare «maggiori fondi», e fare «una politica che preveda quote di accoglienza» distribuite su tutti i Paesi. L’Italia avrà occasione di fare le sue proposte al consiglio Affari interni dei ministri Ue, martedì, a Lussemburgo. La richiesta di Roma, supportata dalla commissaria Malmstrom, di inserire un punto sull’immigrazione nell’odg oggi è stata infatti accolta. Ma «si tratterà dell’inizio di un processo», spiegano fonti della presidenza del Consiglio Ue, «ci sarà una discussione formale», ma «non saranno prese decisioni». Tra le probabili richieste del vice premier, un rafforzamento finanziario dell’agenzia Frontex.

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