| categoria: editoriale

E Letta scoprì che governare un paese non è solo occuparsi di conti e di Berlusconi

Il tragico naufragio di Lampedusa sconvolge il paese e si trasforma nel contempo in una nuova grana per il governo Letta. Che dovendo districare la delicata e complicata matassa dell’emergenza clandestini, della legge Bossi-Fini e dintorni scopre che prendere per mano un paese e amministrarlo non significa solo litigare sulle cifre dell’economia e presenziare ai vertici internazionali e gestire il caso Berlusconi. C’è dell’altro. C’è una sfera umana e sociale che è determinante per lo sviluppo della società. Ci sono i problemi, quelli veri, che sono sì legati al lavoro, alla necessità di mangiare tutti i giorni, ma che si incentrano sulla quotidiana convivenza, sul sociale, sui rapporti umani. Da questo punto di vista il governo Letta – ma anche quelli che lo hanno preceduto -è distratto, non sa che pesci pigliare. L’intera classe dirigente non sa che pesci pigliare, concentrata com’è su se stessa. Ma adesso Palazzo Chigi dovrà elaborare in fretta la questione e fornire delle risposte. I clandestini vanno indagati per il reato di clandestinità? Dobbiamo stanziare nuove risorse per gestire il fenomeno? Dobbiamo sparare sui barconi e farli tornare indietro? I migranti fuggono da guerre e disagi, scappano per paura? Tutti? E su quali criteri li gestiamo? Cavaliere permettendo Letta e i suoi ministri devono cominciare ad applicarsi

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