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Marettimo, trekking sul Mediterraneo

Sorgenti d’acqua, canaloni, boschi, mufloni e cervi. Ma cneche macchie di vegetazione mediterranea in fiore. La piccola isola, ultima propaggine dell’appennino siculo, è una vera montagna in mezzo al mare. In ottobre tutta da scoprire. 30 km di sentieri ben segnalati, intrecciati come un’immensa tela di ragno su 12 kmq di territorio. Tra sorgenti d’acqua, verdi pianori, declivi e salite. Non è Trentino, non è Valle d’Aosta. Perché qui, a girare lo sguardo, 700 metri più in basso c’è sempre il mare. Nonostante l’autunno sia dolce da queste parti, a Marettimo, la più distante dell’arcipelago delle Egadi, a ottobre non si sbarca per fare bagni, bensì per arrampicarsi. Visto che l’isola altro non è che l’ultima propaggine dell’Appennino, baluardo di roccia affacciato sul canale di Sicilia, staccatosi dalla terraferma 600mila anni fa. Roccia dolomitica che nel versante ovest, nella zona delle Barranche, ha dato vita addirittura ad un gruppo di picchi detti Dolomiti sul mare

. Insomma una montagna a tutti gli effetti, con una serie di creste agganciate tra loro per quasi 8 km, da Punta Mugnone a Punta Basano.Tutte da scoprire: specie in questo periodo di seconde (e inconsuete) fioriture autunnali, tra macchie di erica e rosmarino e cespugli di mirto tappezzati di bacche. Non a caso a Marettimo in autunno si produce da sempre un miele di ottima qualità “10 anni fa l’Azienda foreste demaniali della Regione Sicilia ha ripristinato tutti i sentieri (garantendone anche la manutenzione corrente) un tempo utilizzati per fare legna o raggiungere i terrazzamenti coltivati”, spiega Vito Vaccaro, responsabile di CSRT Marettimo, associazione culturale che organizza escursioni e visite guidate (Scalo vecchio, 0923/923000 ore 10-12).

‘Da allora è esplosa la pratica di venire a fare trekking qui, nel cuore del Mediterraneo, specie in primavera ed autunno, complici le temperature più fresche e l’infinita tranquillità”. Ma quali i tratti da percorrere? Senza dubbio quello che dai vicoli bianchi dell’unico centro abitato (700 anime!), porta su in 2 ore fino a Pizzo Falcone, quota 686 metri, il punto più alto dell’isola, attraversando l’area archeologica di Case Romane, antico presidio militare voluto dall’Urbe dopo la prima vittoria su Cartagine. In un susseguirsi di pini d’Aleppo e fitte leccete, giunti in cima il panorama si spalanca a 360°, rivelando la verdissima dorsale nord dell’isola, le forme nette di Levanzo e Favignana e più in fondo la costa da Capo San Vito a Marsala.

A ripagare delle fatiche del cammino, non proprio agilissimo, un fitto passaggio di uccelli migratori, in transito in questo periodo verso l’Africa, anche a bassa quota: tra cicogne, falchi pecchiaioli (da cui il nome della cima), poiane e aquile minori non c’è che l’imbarazzo della scelta. E siccome il tragitto si snoda in un bosco, nonostante il mare spumeggi più in basso, non è remota la possibilità di imbattersi in mufloni e anche cervi, reintrodotti pochi anni fa. Insieme a famigliole di conigli selvatici. Spettacolare anche la mulattiera che conduce tra pinete, lentisco e timo (qui ne vegeta una varietà endemica, da cui forse l’origine del nome, Mare-Timo) sul selvaggio versante ovest, fino al faro di Punta Libeccio, l’unico dell’isola. Un tempo abitato da guardiani, oggi completamente automatizzato, il faro è stato a lungo uno dei più importanti d’Italia: il suo fascio luminoso spazza per 36 miglia l’oscurità, fino a baciarsi con quello di Capo Bon in Tunisia. Il posto, suggestivo nel silenzio sovrano e carico di storia, è un must imperdibile. Il sogno dei marettimari? “Trasformarlo in un centro di biologia marina gemellato con il Montrey Bay Marine Sanctuary in California, il più grande parco marino degli USA”, spiega ancora Vaccaro. “Un gran numero di pescatori dell’isola è emigrato a lavorare in Portogallo, in Alaska e a Monterey: e il legame tra le comunità è fortissimo”. L’idea del gemellaggio non è casuale.

Quella delle Egadi è infatti l’area marina protetta più grande d’Europa (53.992 ettari) e proprio a Marettimo ha sede il centro visite dell’Osservatorio Foca Monaca, inaugurato lo scorso agosto (info per visite a ottobre 0923/923171 – 921659) e ricchissimo di materiale informativo sul simpatico animale, tornato da poco a frequentare le isole. Arrampicarsi fino alla sede dell’Osservatorio, il Castello di Punta Troia, è un altro dei percorsi trekking più gettonati: partendo dal paese, in un saliscendi tra canaloni e sorgenti, si lambiscono lungo un istmo le spiagge di Scalo Maestro e Scalo Manione fino alla salita al castello. Tempo di percorrenza: 1 ora e mezzo. Ma ne vale la pena: la costruzione, ex torre di avvistamento e poi carcere borbonico dal 1785 (era questa la temutissima “Fossa di Marettimo”, dove fu richiuso, tra i tanti, anche il patriota Guglielmo Pepe) sorge su promontorio mozzafiato a un centinaio di metri a picco sul blu. Da qui, non caso, sono stati avvistati gruppi di capodogli sottocosta. E per i più pigri? L’isola del miele vanta mille risorse: con Nino Anastasi (347/2870448) è possibile infatti effettuare lunghe escursioni a dorso d’asino.

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