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Allarme del Fmi per il debito Usa

John Boehner deve chiamare al voto il congresso

Il tetto del debito va aumentato. Non farlo causerebbe «seri danni» all’economia globale, con nuove turbolenze finanziarie e forse una «recessione se non peggio». Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) lancia l’allarme all’apertura dei lavori delle riunione annuali. Gli fa eco il presidente americano Barack Obama: «come ha detto Warren Buffett» un default sarebbe come «una bomba atomica, un’arma troppo orribile per pensare solo di poterla Usa». Obama cita anche economisti e amministratori delegati: sarebbe da «pazzi, catastrofico, con il rischio di caos economica» aggiunge, ribadendo però: non tratto fino a che il Congresso non fa il suo lavoro, ovvero approvare il budget e aumentare il tetto del debito. «Non ci sono bacchette magiche» nè per risolvere l’impasse nè per eventuale contenere l’impatto del default, incalza Obama. «Basta scuse e minacce»: il Congresso deve agire e lo speaker della Camera, John Boehner, deve chiamare il voto, aggiunge Obama mettendo in evidenza come l’impasse a Washington sul debito danneggia l’immagine degli Stati Uniti nel mondo. «È come dire che l’America non paga i propri debiti. È irresponsabile» Il tempo stringe per un’intesa. Lo shutdown è ormai al settimo giorno e c’è tempo fino al 17 ottobre per aumentare il tetto del debito ed evitare il default, che – avverte Mohamed El-Erian, l’amministratore delegato di Pimco, il maggiore fondo di investimento al mondo – avrebbe un impatto più imprevedibile di quello avuto dal collasso di Lehman Brothers. Il debito in circolazione degli Stati Uniti è pari a 12.000 miliardi di dollari, una cifra superiore ai 517 miliardi di dollari di Lehman. La Fed è il maggior creditore singolo, con in tasca 2.270 miliardi di dollari. La Cina è il maggior creditore estero con 1.128 miliardi di dollari. E proprio Pechino, insieme a Tokyo, chiede una soluzione dell’impasse che minaccia di destabilizzare i mercati finanziari globali. Ai timori della Cina e del Giappone, Obama risponde: «Gli Stati Uniti hanno sempre pagato i loro conti e conttinueranno a farlo». Per cercare di sbloccare le trattative alcuni parlamentari repubblicani chiedono la creazione di una commissione bipartisan per trattare di shutdown e di debito. Un’idea che difficilmente sembra poter decollare, soprattutto dopo il ‘fallimentò della commissione lanciata in passato per evitare l’entrata in vigore dei tagli automatici alla spesa. L’incertezza politica pesa sulle scelte di politica monetaria della Fed, che dovrebbe dare avvio a una riduzione degli acquisti di asset entro la fine dell’anno, mantenendo però i tassi bassi fino al 2016, secondo il Fmi. La sola ipotesi di un freno degli acquisti ha gelato i mercati, innescando una fuga di capitali dai paesi emergenti. Un’incertezza sulle prossime mosse che ha causato volatilità, sulla quale si aggiunge quella sul debito.

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