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Berlusconi tentato dallo strappo, non sto al governo con chi vota la decadenza

Il partito sarà unico e chi vuole andar via se ne assumerà tutta la responsabilità. Nel giorno dell’ira per la decisione della Giunta del regolamento del Senato di rinviare al 29 ottobre data e voto segreto sulla decadenza, Silvio Berlusconi torna a invocare l’unità del Pdl per evitare il peggio. Il Cavaliere, che nel pomeriggio è rientrato a Roma, avrebbe ribadito ai suoi tutti i rischi legati a una scissione del partito, invitando chi vuole tradire a uscire subito alla scoperto, prima del ‘verdettò dell’aula di palazzo Madama sulla sua ineleggibilità. Nel mirino, riferiscono a palazzo Grazioli, ci sarebbero le colombe che non giocano pulito, approfittando della generosità del ‘capò. Stasera il leader azzurro dovrebbe avere un colloquio con Angelino Alfano e domani con Raffaele Fitto per cercare di garantire una tregua armata. Berlusconi, raccontano, è molto amareggiato per quanto sta accadendo al Senato e per le divisioni tra ‘alfanianì e ‘lealistì che stanno lacerando la ‘basè. Ce l’ha con chi è pronto a tradire e sarebbe molto tentato di aprire una crisi di governo qualora dovessero togliergli lo scranno senatoriale. Nessuno pensi che io resterò al governo con chi voterà la decadenza per cacciarmi dal Parlamento, avrebbe confidato ad alcuni ‘falchì in queste ore di profonda delusione. Molti nel Pdl considerano il voto sulla decadenza l’ora della verità, soprattutto contro chi da settimane minaccia scissioni attraverso gruppi autonomi, come Gaetano Quagliariello, Fabrizio Cicchitto, e Roberto Formigoni. Non starò certo a guardare mentre mi fanno fuori e mi trafiggono alle spalle, sarebbe stato il ragionamento fatto dal Cav. «Berlusconi si sta giocando la partita della vita, non starà fermo più di tanto, presto dirà la sua», assicura un esponente forzista che gli ha parlato ieri. L’ex premier non si fida più da tempo del Quirinale e il discorso di oggi di Giorgio Napolitano è stato interpretato dai fedelissimi come un vero e proprio intervento a gamba tesa. Tant’è che il senatore Sandro Bondi ci è andato giù duro prima contro il presidente della Repubblica («Le sue riflessioni sono il metronomo della politica italiana e francamente comincio ad avere seri dubbi sull’utilità di questo ruolo esercitato da Napolitano») e poi contro le larghe intese: «Con il voto palese il Pd mette a rischio l’alleanza»). Anche il presidente dei senatori Renato Schifani fa capire chiaramente il clima che si respira a palazzo Grazioli: «Il Pdl si aspetta che il Pd rivisiti l’atteggiamento tenuto» nella Giunta delle elezioni, dove «si sono forzati tempi e procedure» e non si è concessa la via del ricorso alla Corte Costituzionale o alla Corte di giustizia europea sul caso della decadenza: ove questo non dovesse succedere -avverte l’ex presidente del Senato- è evidente che i margini di agibilità politica della maggioranza si restringeranno sempre più«.

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