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Ligabue, vi racconto “La vita non è in rima”

Luciano Ligabue parla delle sue canzoni anche se è profondamente convinto che «le canzoni non andrebbero raccontate». Fasciato da un tutore che sostiene la spalla destra rotta scivolando sul palco dell’Arena di Verona, Ligabue è venuto a Roma, all’Auditorium Parco della Musica, a parlare davanti ai suoi fan di ‘La vita non è in rima (per quello che ne so)’, il libro-intervista scritto con Giuseppe Antonelli in cui analizza i testi delle sue canzoni e presenta in anteprima quelli del nuovo album, «Mondovisione», che uscirà il 26 novembre prossimo. A stimolare la conversazione lo stesso Antonelli. Si è trattato di una conversazione dal tono allegro e ironico, caratterizzato da aneddoti tipo quello sullo scetticismo nei suoi confronti di regista esordiente da parte della troupe sul set di ‘Radiofreccià. «Era una troupe di Roma e il commento che facevano era: ‘questo sta a girà du firm in uno: er primo e l’urtimò». I ricordi sono arrivati fino all’esame come autore della Siae, fatto durante una quasi drammatica licenza dal servizio militare, all’esperienza come conduttore radiofonico («ero davvero scarso») e agli episodi che hanno scandito la sua evoluzione artistica. «Il rock ormai ha assunto contorni molto difficili da definire: io credo che non si possa insegnare, è vero ci sono regole armoniche e di metrica ma quello che conta è l’urgenza di comunicare, se non vivi come una necessità imprescindibile il dover cantare non riuscirai mai a far sentire la tua voce».

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