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Per favore, spegnete quei riflettori puntati su Priekbe

Per favore, spegnete i riflettori puntati su Priekbe, la vicenda sta prendendo una piega imbarazzante e ancora una volta la situazione sta sfuggendo di mano. Non può diventare questione di ordine pubblico, non può essere la notizia di apertura dei telegiornali. Un po’ di silenzio, anche in rispetto di quelle tragiche morti di cui il nazista scomparso è stato ritenuto responsabile. Il rispetto per il dolore della comunità ebraica è fuori discussione, Roma non ha superato, e probabilmente mai supererà l’Eccidio delle Fosse Ardeatine. Ma consentire che si crei un nuovo caso Piebke, che sulla intransigenza, la durezza si crei una spaccatura nella collettività è probabilmente un grosso errore. Un errore di valutazione, un errore di civiltà. Non solo in una dimensione cattolica, ma anche in una visione laica della vita il rispetto per la morte a prescindere da quelle che è stata vita è fondamentale. Ci sono stati e ci saranno tanti mostri efferati nella nostra storia, su di loro è stato fatto calare l’oblio, il cono d’ombra. E non si parla di perdono, intendiamoci, il diritto dei singoli e di una comunità a concedere o meno il perdono è sacrosanto. Parliamo d’altro. Di buon senso comune. Niente retorica, abbassiamo i toni e non cavalchiamo fantasmi. Papa Francesco, così pronto a intervenire su ogni cosa, tace. Ci sarà ben un motivo.

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