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Sentenza su interdizione, due anni a Berlusconi

La Corte d’Appello di Milano ha determinato in due anni l’interdizione ai pubblici uffici per Silvio Berlusconi condannato definitivamente a 4 anni di reclusione per la frode fiscale nel processo Mediaset. La sentenza giunge dopo il rinvio per ricalcolare la pena accessoria deciso dalla Cassazione lo scorso primo agosto. La terza Corte d’Appello di Milano, nel determinare in due anni di interdizione dai pubblici uffici la pena accessoria per Berlusconi, ha accolto in pieno la richiesta dell’avvocato generale Laura Bertolè Viale. I giudici, che depositeranno le loro motivazioni entro 15 giorni, nel riquantificare l’interdizione hanno ridotto di un anno il massimo della pena prevista dalla legge speciale relativa ai reati fiscali. In primo e secondo grado il Cavaliere, oltre ai quattro anni di carcere per frode fiscale, si era visto infliggere 5 anni di pena accessoria in quanto era stata applicata la legge ordinaria. Ma lo scorso primo agosto la Cassazione, pur avendo confermato la pena principale, aveva rinviato alla Corte d’ Appello il procedimento solo per la parte relativa alla rideterminazione della pena accessoria, ritenendo appunto si dovesse applicare la legge speciale.
La difesa di Silvio Berlusconi ricorrerà . L’avvocato Niccolò Ghedini ha spiegato: ”non avrebbe dovuto trovare ragione la pena interdittiva per le due questioni di legittimità costituzionale da noi sollevate”, in particolare quella relativa al contenzioso fiscale ”essendo stato fatto un accertamento con adesione – ha proseguito Ghedini – e avendo Mediaset versato a settembre circa 11 milioni” per le due annualità, 2002 e 2003, relative alla frode fiscale contestata al Cavaliere. Il legale ha anche affermato di voler ricorrere in Cassazione in quanto la Corte d’appello ha rigettato le eccezioni di legittimità costituzionali eccepite oggi in aula.
“I giudici servono a questo, in un Paese normale tocca al potere giudiziario applicare le regole che il potere politico scrive e farle rispettare”. Così il vicepresidente del Csm Michele Vietti sulla condanna a due anni di Berlusconi. “Le decisioni definitive – ha aggiunto – vanno rispettate, è legittimo non condividerle, ma in un Paese democratico dove c’è la separazione dei poteri, l’ultima parola spetta ai giudici”. “Lo dico in maniera asettica, ma vedo che ancora una volta la magistratura è arrivata prima della politica”, ha detto Vietti.

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