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Scuderie del Quirinale, Augusto ritorna a Roma

Era dal 1937 che Roma non dedicava una grande esposizione ad Augusto, il primo imperatore della città eterna, fondatore di una nuova epoca anche dal punto di vista artistico e culturale. Ora, in occasione del Bimillenario della morte, le Scuderie del Quirinale riuniscono dal 18 ottobre al 9 febbraio 200 opere straordinarie, prestiti eccezionali dei maggiori musei internazionali, in grado di illustrare sia la figura di Augusto quale uomo politico ricco di carisma e intuito, sia il periodo storico che seppe forgiare ispirando nuovi linguaggi estetici. ”Erano decenni che cercavo di fare questa mostra, ma non c’ero ancora riuscito”, spiega Eugenio La Rocca, fino al 2008 (e per quasi un decennio) Sovraintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma, visibilmente soddisfatto nel vedere la realizzazione del proprio progetto espositivo contraddistinta da un così alto livello di qualità. ”E’ stato un grandissimo sforzo da parte di tutti visti i tempi e i costi che richiede un’operazione del genere”, prosegue lo studioso, che in questa sua ultima fatica è stato supportato dalla collaborazione di Claudio Parisi Presicce, Annalisa Lo Monaco, Cecile Giroire, Daniel Roger. Augusto è stato uno dei protagonisti dell’immaginario fascista, prosegue, la sua figura è stata usata a fini di propaganda e ciò ha creato, fin dall’immediato dopoguerra, una radicata reazione avversa. Solo studi più recenti hanno ristabilito la verità storica, lontana dalla patina edulcorata elaborata nel Ventennio. Ottaviano Augusto era un uomo di grande forza e scaltrezza, che aveva combattuto e vinto tutti i rivali, come lui impegnati nella conquista del potere assoluto, arrivando infine alla divinizzazione della propria persona. Tanto che il percorso di questa mostra bellissima ed emozionante si apre e si chiude proprio con l’apoteosi dell’imperatore dopo la morte, sopraggiunta il 19 agosto del 14 d.C. In mezzo ci sono la vita e le lotte del nipote adottivo di Cesare, l’unico capace di porre fine ai sanguinosi decenni di guerre interne che avevano consumato la Repubblica romana e a inaugurare la nuova stagione politica dell’Impero. Il suo principato, durato oltre quaranta anni, fu il più lungo che la storia di Roma avrebbe mai ricordato e l’Impero sotto di lui raggiunse la massima espansione. Per raccontare un’epoca che ha avuto un impatto decisivo (e millenario) sulla civiltà occidentale, ecco i capolavori custoditi nelle più importanti collezioni pubbliche e private, in molti casi mai visti in una mostra italiana. Molti preziosi reperti vengono dal Louvre, che hanno collaborato con le Scuderie per realizzare della rassegna. ”Dopo questa edizione romana, ‘Augusto’ andrà al Grand Palais – dice La Rocca – Il supporto dei musei francesi è stato un passo fondamentale, perché in conseguenza a ciò il Louvre ha aperto i suoi forzieri”. Opere di mirabile bellezza e importanza si susseguono dunque nei vasti spazi della sede espositiva, per questa volta messa alla prova dai marmi monumentali. Augusto è presente per la prima volta nelle sue più famose raffigurazioni. Ci sono l’Augusto pontefice massimo da via Labicana, conservato a Palazzo Massimo alle Terme, e l’Augusto di Prima Porta dei Musei Vaticani, simbolo indiscusso e ormai archetipo dell’idea stessa di romanità. La Rocca ha voluto accostarlo al suo modello classico, il celeberrimo Doriforo del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, canone per eccellenza della perfezione scultorea di età classica, a testimonianza del nuovo linguaggio iconografico elaborato dalla cerchia imperiale. Pur guardando al mondo greco, prende vita una logica diversa, che non è classicismo, ma la cultura augustea che sarà punto di riferimento per l’epoca napoleonica come per quella fascista. Prestito del Museo di Atene e per la prima volta in Italia, ecco lo splendido bronzo (era una statua equestre) dell’imperatore restituito dal mar Egeo, mentre proviene da Meroe (Nubia, Egitto) il meraviglioso ritratto del British Museum. Una serie di raffigurazioni, che ne illustrano il processo di idealizzazione, sono poi affiancate ai busti dei numerosi partenti, la moglie Livia, la sorella Ottavia, i nipoti Marcello, Lucio Cesare e Gaio Cesare, adottati per garantire la successione sul trono di Roma, ma morti precocemente. C’è anche una testa che potrebbe raffigurare Cleopatra, regina d’Egitto e acerrima nemica, a documentare il gusto egittizzante dell’epoca. Il tema della nuova struttura classica cui dette vita Augusto attraversa l’intero percorso espositivo e si manifesta in bellissimi gruppi scultorei e in eccelsi documenti dell’arte decorativa. Primi fra tutti i rilievi Grimani, raffiguranti animali selvatici intenti ad allattare i propri cuccioli immersi in un paesaggio bucolico, eccezionalmente riuniti dalle attuali ubicazioni (il Kunsthistorisches Museum di Vienna e il Museo di Palestrina), e quindi il gruppo frontonale dei Niobidi, originale greco riallestito in età augustea negli Horti Sallustiani a Roma, qui ricomposto accostando le due statue in arrivo dalla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen alla statua di fanciulla ferita conservata al Museo Nazionale Romano. Oltre agli arredi delle domus vesuviane e ai gioielli di corredo, è addirittura stupefacente la nutrita selezione dal preziosissimo tesoro degli argenti di Boscoreale, custoditi al Louvre. La mostra si conclude con l’inedita ricostruzione di 11 rilievi della decorazione di un monumento celebrativo (eretto originariamente in Campania), e oggi divisi tra la Spagna e l’Ungheria: vi è narrato, con grande efficacia, uno scontro navale della battaglia di Azio, il fatidico scontro che nel 31 a.C. mise fine alla guerra civile tra Ottaviano e Marco Antonio aprendo la strada al definitivo trionfo del princeps.

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