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IL PUNTO/ Riforme al fotofinish, i falchi non votano e il governo rischia

Quattro voti appena. Il percorso delle riforme è salvo per un soffio. La prova di forza dei falchi del Pdl nell’Aula del Senato per lanciare un avvertimento alle colombe del proprio partito e al governo, mette a rischio la ‘road map’ delle modifiche alla Costituzione, cui l’esecutivo ha legato la sua stessa vita. E fa fibrillare le larghe intese. Ma intanto, seppur per un’incollatura, passa a maggioranza di due terzi in Senato il ddl costituzionale che istituisce il Comitato bicamerale dei 40 per le riforme del bicameralismo, della forma di Stato e di governo e della conseguente legge elettorale. Manca ora soltanto l’ultimo passaggio alla Camera, che dovrebbe avvenire prima di Natale, per raggiungere un primo risultato. E cercare di cogliere «l’occasione» che si presenta «in questo 2013-2014, di giungere a delle conclusioni valide», osserva il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato davanti alla platea dei sindaci dell’Anci torna a ribadire con forza che il tema delle riforme è «ormai ineludibile»: «Non se ne può più discutere a vuoto». Ma osserva che «dopo una lunga serie di omissioni e ritardi» il «rinnovamento istituzionale ancora cozza contro ostacoli e resistenze molteplici». «Non dobbiamo avere paura del cambiamento istituzionale», sottolinea anche il premier Enrico Letta. Che lancia un appello: «Le riforme facciamole insieme». Ma il percorso è irto di ostacoli. E l’ennesima conferma dei rischi che il governo stesso corre ad ogni passaggio, giunge dall’Aula del Senato. Dove, superato l’ostruzionismo del M5S, in mattinata si vota il ddl costituzionale che istituisce il Comitato dei 40. Il testo deve passare a maggioranza dei due terzi, per evitare che la richiesta di un referendum confermativo blocchi (e magari affossi) il percorso delle riforme, che solo dopo il varo di questo ddl entrerà nel vivo. Ma la fatidica soglia dei 214 voti necessari viene superata di poco: i sì sono 218. Votano no soltanto M5S e Sel. Ma nonostante sulla carta il quorum dovrebbe essere superato di circa 40 voti (visto pure il sì della Lega), la maggioranza suda freddo. Al netto di qualche voto individuale in dissenso, come quello di Felice Casson del Pd, va in scena infatti una prova di forza dei falchi del Pdl. Undici loro, per lo più senatori campani guidati da Nitto Palma, si astengono (per protestare, dicono, contro l’assenza delle giustizia tra le materie oggetto di riforma), consapevoli del fatto che al Senato l’astensione vale come voto contrario. E lo strappo, sommato all’assenza di altri 12 senatori Pdl tra cui Silvio Berlusconi e i suoi fedelissimi, fa sfiorare il crollo della maggioranza. «Qualcuno ha tentato di far cadere il governo», denuncia Roberto Formigoni. E nel Pdl si alza la tensione tra falchi e governativi. I primi sostengono di aver calcolato il pericolo di un’astensione, consapevoli che si sarebbero comunque raggiunti i due terzi. I secondi ribattono che invece il «blitz» è stato tentato ed è fallito. Di sicuro, dall’ala lealista del partito, attraverso il voto sulle riforme, è venuto un chiaro segnale al governo: non è vero che il voto di fiducia di inizio ottobre ne ha blindato la durata. E si annuncia battaglia sui singoli provvedimenti, dalla legge di stabilità al decreto sulla scuola, che è in commissione alla Camera. Anche la nomina di Rosy Bindi all’Antimafia e il voto del Pd contro il senatore Pdl Riccardo Villari alla presidenza del porto di Napoli, hanno contribuito ad esacerbare gli animi dell’ala dei falchi del Pdl. Altri segnali di tensione potrebbero perciò arrivare presto. E mettere in pericolo, ancora una volta, le riforme istituzionali.

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