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Legge elettorale, pressing del Colle. Il governo ipotizza un Ddl

«Non è ammissibile che il Parlamento naufraghi ancora nelle contrapposizioni e nell’inconcludenza». Non si stanca di ripeterlo, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: la riforma elettorale questa volta deve essere fatta. Prima del «limite estremo» del 3 dicembre, quando la Consulta si riunirà per valutare l’incostituzionalità del Porcellum. Per allora, è persuaso anche il premier Enrico Letta, almeno una delle Camere dovrà aver votato una nuova legge. È in gioco, osserva il capo dello Stato, «la dignità del Parlamento». È forte, il pressing di Quirinale e governo. Tanto che il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello lo dice chiaro e tondo, nell’ Aula del Senato: di fronte alla «Caporetto» di un nuovo «fallimento» in Parlamento, «credo che il governo, con tutte le cautele, debba intervenire». Si starebbe infatti pensando, trapela da fonti della maggioranza, non certo a un decreto, quanto a un ddl di iniziativa governativa. E nei prossimi giorni sarebbero previsti degli incontri nell’esecutivo per fare il punto, visto che la prossima settimana viene considerata «decisiva» sul fronte della legge elettorale. Intanto, però, i partiti rispondono al pressing del Colle battendo un colpo nella commissione di Palazzo Madama. Domani, dopo diversi rinvii, si tornerà a discutere delle modifiche al Porcellum. E i relatori Pdl-Pd dovrebbero presentare il loro «pillolato» di proposte. Almeno sui punti su cui c’è un accordo di massima, come le modifiche al premio di maggioranza, secondo le osservazioni della Consulta. Ma alla vigilia della seduta, le posizioni appaiono ancora distanti, come dimostra il botta e risposta tra i relatori. «Qualche fuga in avanti può portare a non fare nulla», dice Donato Bruno (Pdl), con riferimento al pressing dei renziani per il doppio turno. Ma Doris Lo Moro (Pd) gli ricorda che i Dem sono sempre stati su quella posizione. Vista l’opposizione del Pdl alla soluzione prospettata dal Pd, un punto di caduta potrebbe essere un sistema di impianto proporzionale, ma con doppio turno tra le prime due coalizioni. Domani insomma si dovrebbe presentare uno schema di massima ma con proposte alternative. Il Pd punta al doppio turno di coalizione e alle preferenze. Il Pdl dovrebbe proporre il premio se si raggiunge il 40% dei voti. Se invece non si raggiunge, spunta l’idea del «premietto» ma senza doppio turno. Resta in piedi l’idea delle liste bloccate, ma senza voto di preferenza. Nel Pd, però, resta alta la tensione e rimane intatto il sospetto dei renziani che si voglia cedere a un accordo al ribasso. «Se il Pdl è disposto a votare una legge bipolare, chiara su chi vince, benissimo», avverte Matteo Renzi. Altrimenti «i numeri ci sono» e si potrebbe ripartire dalla Camera. A costo di creare tensioni con il Pdl? «Il governo – risponde il sindaco – non cade».

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