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Curare l’alcolismo con anti-diabetici, studi promettenti

Farmaci antidiabetici per curare l’alcolismo. Questa la strada tracciata da alcuni studi condotti da un Gruppo di ricercatori coordinati da Roberto Ciccocioppo del dipartimento di Medicina sperimentale e Sanità Pubblica dell’Università di Camerino, che aprirebbero nuove prospettive nel trattamento della dipendenza alcolica. Nel corso del congresso nazionale della Società italiana di farmacologia di Torino, Roberto Ciccocioppo ha messo in evidenza i risultati di alcuni lavori recentemente pubblicati dai quali emerge come i farmaci agonisti del recettore PPARy attualmente utilizzati per il trattamento del diabete di tipo II, avrebbero benefici effetti nella terapia delle dipendenze. «Dai nostri studi, condotti sull’animale – dichiara Ciccocioppo – si dimostra come questi farmaci, attivando i propri recettori, riducono la capacità delle sostanze da abuso di liberare dopamina nelle aree del cervello responsabili del piacere e della gratificazione. Questo porterebbe, come risultati, la riduzione del consumo di alcol, della dipendenza, delle ricadute, degli effetti dello stress, ma non solo. Abbiamo anche evidenziato un benefico effetto a livello epatico». Vari studi clinici – prosegue – hanno, infatti, dimostrato l’efficacia degli agonisti del recettore PPARy nel trattamento della steatoepatite non alcolica (danno epatico non dovuto ad alcol). E questo fa intuire la loro utilità anche nel danno epatico da alcol. Il beneficio, dunque, sarebbe duplice: da un lato migliorerebbero il quadro clinico del paziente, dall’altro ridurrebbero la motivazione al consumo di alcol. Questo dal punto di vista terapeutico sarebbe un elemento molto importante, perchè in genere l’alcolista non riconosce la malattia in quanto tale (alcol-dipendenza), quindi spesso ricorre al medico quando si presentano problemi gastrici o epatici. Per questo, poter avere un trattamento farmacologico con benefici effetti sui parametri epatici, e sul sistema nervoso centrale, potrebbe essere una strategia particolarmente efficace». In revisione anche un altro lavoro «sull’utilizzo degli agonisti del recettore PPARy nella dipendenza da oppioidi. In questo caso abbiamo evidenze sui benefici nel trattamento della dipendenza da eroina, in quanto questi farmaci ridurrebbero, non solo la motivazione al consumo della stessa, ma anche lo sviluppo della ‘tolleranzà all’azione analgesica degli oppioidi». Sulla base dei dati pubblicati sono state avviate 4 sperimentazioni cliniche, ora in corso negli Stati Uniti, che dovrebbero portare nel giro di un paio d’anni ai primi dati sull’uomo.

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