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Berlusconi prova a riprendersi il partito, scissione vicina?

Ritorno a Forza Italia con tutte le deleghe nelle mani di Silvio Berlusconi e azzeramento degli incarichi. Ad ufficializzarlo sarà il Cavaliere domani nel corso dell’ufficio di presidenza in programma per le 17 a palazzo Grazioli. Un’accelerazione che con ogni probabilità sancirà la spaccatura definitiva tra le due ‘animè del partito perchè difficilmente Angelino Alfano potrà accettare di «perdere la faccia» dopo settimane di battaglia e riunioni con l’ex capo del governo in cui le richieste andavano in tutt’altra direzione. L’ex premier – raccontano i fedelissimi – appare determinato ad andare fino in fondo chiamando il vertice del suo partito ad un gesto di lealtà: o con me o contro di me. La possibilità che l’ala governativa possa accettare di rimanere nella nuova Forza Italia (dopo quello che è accaduto il 2 ottobre scorso sulla fiducia al governo Letta) appare complicata, soprattutto in vista del voto sulla decadenza a palazzo Madama quando Berlusconi ‘denuncera« l’impossibilità di stare nello stesso esecutivo con i suoi ‘carneficì. Certo, per il segretario pidiellino la situazione è molto complicata anche perchè oltre agli scenari politici futuri ad incidere nelle scelte è il rapporto personale con l’ex premier. Berlusconi dal canto suo ha sempre distinto l’attuale vicepremier dal resto della squadra di governo, ormai considerata fuori dal partito già da un pezzo. E sono proprio gli alfaniani, soprattutto i più ortodossi, a chiedere al segretario di ‘romperè definitivamente con il Cavaliere e dar vita a quei gruppi autonomi che fino ad ora sono rimasti solo sulla carta. Tra l’altro – viene fatto notare – al di là delle decisioni dell’attuale ministro dell’Interno, il processo di divisione sia ormai irreversibile. A mettere però ancora in dubbio le scelte del vicepremier è la consapevolezza che spaccare adesso il Pdl significherebbe rischiare di andare alle elezioni europee divisi con una legge elettorale (proporzionale) assolutamente sfavorevole. Ecco perchè c’è ancora chi prova a tentare la ‘terza vià e cioè ritornare al progetto originario dell’ex capo del governo e cioè due soggetti distinti, Forza Italia con i suoi fedelissimi, ed il Pdl in mano all’ala governativa. Quello che sembra certo, salvo sorprese, è che il Cavaliere non dovrebbe già procedere con l’assegnazione di nuovi incarichi anche perchè le mediazioni proposte fino ad ora non erano andate bene a nessuna delle due anime. Il segretario pidiellino avrebbe rifiutato la vice presidenza del nuovo partito svuotata di ogni delega così come l’idea di passare a due coordinatori. L’ipotesi poi che Alfano rimanga un ‘primus inter pares’ non vedeva d’accordo i lealisti che da tempo con Raffaele Fitto chiedono che il partito torni tutto nelle mani dell’ex capo del governo. Fino a domani pomeriggio non è escluso che possano esserci nuovi incontri tra il Cavaliere ed il segretario del Pdl così come riunioni tra le due ‘animè del partito. Che gli alfaniani siano in difficoltà lo dimostra anche la decisione politica di convocare un ufficio di presidenza attenendosi per la prima volta allo statuto del partito convocando a palazzo Grazioli solo i membri originari del 2008. Sulla carta la maggioranza è a favore dei lealisti (19) mentre i filogovernativi sarebbero solo 5. Ci sarebbero in realtà 6 ancora in dubbio ma – stando ai ragionamenti che si fanno nel partito – al momento di scegliere gli indecisi si riallineeranno con Berlusconi. Il passaggio successivo ci sarà con la riunione del Consiglio Nazionale in programma pare per l’8 dicembre. La macchina della nuova Fi tra l’altro sembra già avviata visto che per il 16 novembre è in programma una kermesse per il lancio dei club di Fi.

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