| categoria: esteri

Siria, libere le detenute politiche

Non sono mai state così girevoli le porte di chi ritrova la libertà dopo esser stato catturato in Siria, e di chi invece viene rapito e scompare negli ormai numerosi buchi neri nel Paese: nelle ultime ore sono state rilasciate dal regime di Damasco 48 donne, detenute politiche, che si aggiungono alle 13 liberate ieri nell’ambito di un complesso scambio di prigionieri siriani, libanesi e turchi mediato dai servizi di sicurezza di questi tre Paesi e del Qatar. Proprio in Qatar è giunto il patriarca maronita libanese, il cardinale Bishar Rai, per chiedere la mediazione di Doha nel tentativo di liberare due vescovi siriani, Gregorio Yohanna Ibrahim e Bulos Yazigi, catturati nell’aprile scorso da non meglio precisati miliziani nei pressi di Aleppo. Il Qatar è stato protagonista attivo della liberazione sabato scorso di nove libanesi sciiti rapiti da miliziani siriani nel maggio 2012, in cambio del rilascio di due piloti turchi rapiti da miliziani libanesi nell’agosto scorso. Ai libanesi e ai turchi si aggiungono 128 donne siriane, detenute politiche. Le 61 liberate nelle ultime 24 ore fanno parte di questo gruppo, ma non si hanno dettagli su come si svolgerà il resto dell’operazione Nel contesto di questi sforzi, nessuno dei Paesi coinvolti nei recenti negoziati ha finora menzionato la sorte di Padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita romano per oltre 30 anni in Siria, espulso dalle autorità siriane nel giugno 2012 e rapito nel nord della Siria alla fine di luglio scorso. Tra le detenute politiche siriane di cui è stata decisa la liberazione figura anche Tal Malluhi, giovanissima blogger arrestata nel 2009 e condannata nel febbraio 2011 – prima dello scoppio della rivolta anti-regime – con l’accusa di spionaggio in favore degli Stati Uniti. Sulla sorte di Malluhi pesa però ancora l’incertezza: le prime notizie stamani indicavano che era stata liberata assieme alle 48 donne, mentre l’avvocato Michel Shammas, noto per seguire le cause dei detenuti politici, ha precisato che il tribunale penale di Homs ha oggi deciso di ridurre di un quarto la pena della giovane donna, che potrà uscire dal carcere al più presto domani. La blogger, originaria di Homs, figlia di un ex ministro e appena diciannovenne al momento dell’arresto, era stata incriminata dopo che aveva firmato tre post su Internet in cui esaltava la causa palestinese e paragonava l’allora presidente George W. Bush a Hitler. Fino agli inizi del 2011, le diverse piattaforme di social-network e i blog erano proibiti in Siria e la sola frequentazione con contenuti anche solo vagamente politici venivano proibiti con la reclusione con l’accusa di spionaggio. Sempre a proposito di prigionieri, è apparso oggi su Internet un video amatoriale, la cui autenticità non può essere verificata, di un cittadino russo che si presenta come Sergei Gorbunov e che afferma di esser stato catturato miliziani in Siria. Nel filmato, l’uomo che dice di essere un ingegnere, afferma che i suoi rapitori condizionano la sua liberazione al rilascio di un cittadino saudita, Khaled Suleiman, detenuto nel carcere del regime a Hama, nella Siria centrale. Intanto la guerra continua: un’autobomba è esplosa a Homs, in un quartiere controllato dal regime, uccidendo una persona e ferendone decine. Le forze lealiste sostenute dagli Hezbollah libanesi sono avanzate nei sobborghi sud-orientali di Damasco prendendo il controllo – secondo quanto riferito dall’agenzia Sana – del rione di Turkmnan al Hoteit. Dal canto loro, gli attivisti anti-regime hanno documentato l’uccisione di almeno 23 persone in diverse zone solidali con la rivolta.

Ti potrebbero interessare anche:

Deputati ucraini fanno a cazzotti in Parlamento [VIDEO]
BRASILE/ Arrestato Cesare Battisti. Sarà trasferito in Francia?
ISIS/ Infiltrati negli Usa con passaporti autentici?
Il leader xenofobo Wilders attacca: de-islamizzare l'Olanda
La Svezia minaccia di denunciare Berlino alla Corte Ue
Merkel in difficoltà, saltano gli accordi. Germania nei guai



wordpress stat