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Guerriglia delle “colombe “Pdl, ma per il Cavaliere i traditori sono già fuori

In azione la guerriglia delle Colombe Pdl dopo la decisione ‘unilateralè di Silvio Berlusconi di sciogliere il Pdl e resuscitare Fi; e dopo i toni trionfalistici adottati da alcuni Falchi (come Daniela Santanchè) felici per la rivincita. Lungi dall’ottenere il ricompattamento del partito mettendo il silenziatore ai governativi, il Cavaliere, nel Day After pidiellino, ha dovuto registrare un inasprimento dei toni degli ‘ammutinatì (come li ha definiti Alessandra Mussolini) che, non avendo digerito lo ‘schiaffò di ieri, sono partiti al contrattacco; cercando anche di uscire dall’angolo nel quale si sono ficcati dopo il fallimento della ‘strategia della diserzionè. Ma Berlusconi si è messo l’elmetto è non si è fatto illusioni sull’azione di disturbo praticata da quelli che considera (e definisce tra le quattro mura) dei ‘traditorì dopo l«affrontò della fiducia al governo. Ecco perchè – fanno sapere i lealisti – Berlusconi, varcato il Rubicone, è intenzionato a procedere dritto come un fuso con la nuova Forza Italia, pronto a lasciare indietro (e anzi auspicandolo) la zavorra dei traditori. Per il Cavaliere, infatti, la scissione è ormai nei fatti e il gruppo dei ministeriali è già un corpo estraneo. Quello che a lui ora sta più a cuore è avere un partito-monolite da utilizzare come testa d’ariete contro la macchina giudiziaria e che gli faccia scudo nella battaglia contro la decadenza da senatore. La resa dei conti quindi è già in corso e non si deve attendere il Consiglio nazionale dell’8 dicembre, politicamente lontano anni luce rispetto agli sviluppi di queste ore. Il vero punto di rottura sarà infatti il passaggio sulla decadenza che come confermato dallo stesso Cav è legata a doppio filo alla vita del Governo. Tutti, lealisti e governativi, si stanno contando e, pallottoliere alla mano, ‘pesanò le rispettive forze. con Berlusconi che ha già compulsato e comunicato (compiaciuto) i sondaggi sul peso elettorale degli alfaniani (3-4%). »Così non prenderebbero neanche un deputato alle europee«, ha commentato un lealista dietro le quinte. Ma è proprio questa prospettiva che spingerebbe gli alfaniani a non tagliare ancora il cordone ombelicale.L’Ideale per loro sarebbe una separazione consensuale tra Pdl e Fi che permetta la sopravvivenza di entrambe le anime e le rispettive cariche. Altrimenti è giocoforza per il gruppo di Alfano di spostare lo sguardo verso la galassia centrista in fase di riassestamento dopo il terremoto montiano. Una prospettiva sempre più concreta perchè – malignano i lealisti »tanto sanno che Berlusconi non li rimette più in lista e devono trovare chi li ricandida«. D’altra parte i toni, come si diceva, sono tutt’altro che concilianti: Gaetano Quagliariello ha detto chiaro e tondo che la battaglia giudiziaria di Berlusconi »non deve essere scaricata sul governo«, e che il documento dell’ufficio di presidenza di ieri è ‘contraddittoriò proprio sul destino dell’esecutivo. Maurizio Lupi ha fatto sapere che la sua componente porterà un documento politico su governo e partito al Cn. Tranchant Fabrizio Cicchitto: ‘il partito non è sciolto, deciderà il Cn e non è detto che ci siano i 2/3’. Con una velata minaccia su possibili gruppi autonomi: ‘nessuna decisione ancora ma stiamo valutandò. Sulla stessa linea Roberto Formigoni che ha definito ‘provocatoriò l’atto di ieri di Berlusconi. E anche il ‘ricucitorè Maurizio Gasparri, ha fissato i suoi paletti: ‘va bene Fi però servono delle regole e non si deve procedere per cooptazioni di marzianì. No anche alla ‘guerra dei Roses’, sul nome del partito che ‘deve essere unicò (‘non possono esistere contemporaneamente Pdl e Fì). Un unico partito ma incline alla rissa: una nuova lite è esplosa sui temi etici difesi a spada tratta da Maurizio Sacconi che ha puntato l’indice contro le »posizioni nichiliste espresse da alcuni tra i più determinati sostenitori della nuova Forza Italia«.

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