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Alitalia, tensione con Air France. Scintille sulle accuse di Parigi

Sale la tensione attorno ad Alitalia. La scintilla è l’affondo di Air France, che, pur avendo detto sì all’aumento di capitale sia in cda che in assemblea, in una lettera rivelata dal Messaggero attacca senza mezzi termini tutta l’operazione che ha consentito il salvataggio della compagnia italiana, parlando di un piano che non assicura la continuità aziendale e che è stato votato praticamente ‘al buiò per mancanza di dettagli e informazioni. Accuse che fonti vicine alla compagnia italiana respingono con decisione, assicurando che i verbali delle riunioni dicono tutt’altro. La lettera, firmata dal vice ad della compagnia francese Philippe Calavia e inviata al presidente di Alitalia Roberto Colaninno e all’ad Gabriele Del Torchio, punta il dito sia sul merito che sul metodo. Per quanto riguarda la sostanza dell’operazione, che vedrà l’ingresso di Poste nel capitale, nella lettera si legge che «nel bel mezzo della notte del 14 ottobre abbiamo scoperto che le banche non avevano confermato il loro consenso a mantenere le linee di credito esistenti e non erano pronte a prendere impegni per concedere alla compagnia ulteriori linee di credito per 200 milioni». E considerando anche che «non erano nemmeno pronte a mettere in campo il prestito ponte di 100 milioni», a questo punto «non è chiaro cosa rimanga di quel piano finanziario e soprattutto quanto a lungo quel piano possa assicurare continuità alla compagnia». Ma il socio francese non esprime solo dubbi sull’efficacia del piano: la lettera si sofferma infatti a lungo sulla mancate informazioni rese dal management sul piano stesso e parla di «disorganizzazione» dell’ultimo cda, di assenza di documenti «in italiano o in inglese», di punti discussi senza che fossero «in agenda», di connessione Internet che saltava. In poche parole, «il caos più completo». Tutto falso, replicano le fonti vicine ad Alitalia, secondo cui le affermazioni di Calavia «non sono rispondenti al vero e confliggono palesemente con le risultanze dei verbali di consiglio e di assemblea». Senza scendere in particolari, le fonti aggiungono che «Alitalia ha risposto smentendo punto per punto il contenuto della lettera e segnalerà alla magistratura la diffusione della stessa», ma anche di quella dell’ad Alexandre De Juniac diffusa sempre dal Messaggero il 23 ottobre, «per le valutazioni di sua competenza». Un clima arroventato, dunque, che non sembra lasciare molto spazio alla partecipazione del socio francese all’aumento di capitale: Air France ha tempo ancora fino al 16 novembre per decidere, ma intanto lunedì scade il vincolo di lock-up che autorizza i soci a vendere le proprie quote. Il giorno dopo, l’ad di Poste Massimo Sarmi, cavaliere bianco pubblico chiamato al capezzale dell’ex compagnia di bandiera, potrà invece dare qualche elemento in più sul proprio impegno: la commissione Trasporti della Camera lo ascolterà in audizione, che formalmente è comunque dedicata all’attività di Poste italiane.

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