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CRISI/ Retribuzioni al palo, ma superano i prezzi

La crescita annua dei salari anche a settembre resta anemica, vicina ai minimi, ma riesce comunque a superare l’aumento dei prezzi, che nello stesso mese è crollato. E così la forbice tra l’inflazione, salita solo dello 0,9%, e le retribuzioni, aumentate dell’1,4%, si allarga, a vantaggio degli stipendi, come non accadeva, certifica l’Istat, da oltre tre anni, ovvero dall’agosto del 2010. Un divario che gioca a favore del potere d’acquisto dei lavoratori, ma che in realtà è esclusivamente dovuto alla caduta dei listini, risultato della crisi dei consumi. Quindi anche questa volta tutto si spiega in termini di recessione. D’altra parte la crescita mese su mese risulta azzerata per la seconda volta. Tanto che, se non interverranno rinnovi contrattuali, allo scoccare del 2014 il rialzo delle retribuzioni non supererà la soglia dello 0,9%. A pesare sullo stallo degli stipendi è il comparto pubblico, che registra una crescita zero anche a settembre, e così sarà per tutto il 2014. Basti pensare che dei 6,5 milioni di dipendenti in attesa di rinnovo, ben 2,9 milioni sono impiegati pubblici. Ma comunque l’attività contrattuale resta fredda in quasi tutti i settori, con 49 intese che aspettano di essere aggiornate. In media, calcola l’Istat, un lavoratore con il contratto scaduto per il rinnovo deve attendere oltre due anni (28,7 mesi). Invece i prezzi dovrebbero rialzare un pò la testa a partire da ottobre, visto lo scatto dell’aumento dell’aliquota Iva dal 21% al 22%. Gli unici settori che registrano un andamento più vivace delle retribuzioni sono l’alimentare (4,4%), l’agricoltura (3,7%) e le telecomunicazioni (2,5%). Per il resto gli aumenti restano contenuti e anche guardando a tutti i primi nove mesi del 2013 il risultato non cambia: la crescita complessiva dei salari si ferma all’1,4%, addirittura più bassa del minimo toccato per l’intero 2012 (1,5%).

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