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Alzheimer, test per identificare la malattia prima dei sintomi

Arriva un test per identificare il morbo di Alzheimer prima che nei pazienti si siano manifestati i sintomi della malattia. Il test è frutto degli studi dei ricercatori dell’Associazione Fatebenefratelli per la Ricerca (AFaR) guidati da Rosanna Squitti. Nella malattia di Alzheimer esiste una relazione tra declino cognitivo e livelli di rame ‘liberò presente nel sangue. L’applicazione di questo principio dimostrato in 10 anni di studi dai ricercatori AFaR ha portato alla realizzazione di un test del sangue che può identificare i casi pre-sintomatici della malattia che hanno maggiori probabilità di evolvere in Alzheimer conclamato. In particolare, i ricercatori si riferiscono a quella quota di rame circolante non legato alla proteina che lo trasporta, la ceruloplasmina. La conclusione è che livelli eccessivi di questo tipo di rame sono tossici e aumentano il rischio di ammalarsi di Alzheimer. Non solo, ma questo tipo di anomalia, se rilevata per tempo, aiuta anche a meglio identificare quei casi pre-sintomatici (cosiddetti MCI) che hanno un elevato rischio di sviluppare la malattia nei successivi 5-6 anni. Infatti, in un gruppo di pazienti seguito per 6 anni, mentre gli MCI con rame normale avevano circa il 20% di probabilità di progredire in Alzheimer, in quelli con rame elevato tale probabilità saliva oltre il 50%. Il metodo messo a punto da Squitti era però solo un test di laboratorio, utile alla ricerca, ma poco utilizzabile come test clinico su larga scala. Ora però Canox4drug (società di ricerca biomedica nata nel 2012) in collaborazione con l’AFaR, ha sviluppato C4D, un test innovativo in grado di misurare la quantità di rame in circolo, con rapidità, altissima precisione e replicabilità. L’iter da seguire è semplice e basta sottoporsi ad un prelievo ematico. Tale test è già operativo al Policlinico Agostino Gemelli di Roma, ma sarà presto reso disponibile in altri ospedali e centri italiani che si occupano di Alzheimer.

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