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Antea (assistenza a malati terminali) a rischio, Regione e Asl nicchiano

Dal 1987, quando è nata, a oggi l’onlus Antea ha assistito a Roma oltre 16.000 pazienti colpiti da gravi malattie e in fase terminale, aiutandoli a non soffrire grazie alle cure palliative. Ieri scadeva la convenzione con l’Asl Roma E e per l’associazione sarebbe raddoppiato il canone di affitto dell’hospice nel padiglione 22 del Santa Maria della Pietà, l’ex manicomio provinciale della Capitale. Con la conseguenza di un inevitabile chiusura. L’hospice ha avuto tra i suoi pazienti anche l’attrice Mariangela Melato, scomparsa lo scorso gennaio. «In queste ore è arrivato un fax da parte della Asl Roma E in cui ci viene proposto un accordo ‘pontè che ci permette di portare avanti le attività della struttura oltre la scadenza del contratto e in attesa di un incontro per ridefinire la congruità del canone», afferma Giuseppe Casale, direttore sanitario e scientifico dell’Antea, Nel fax arrivato ad Antea la direzione dell’Asl Roma E specifica che l’accordo ‘pontè, della durata ancora da stabilirsi, prevede «la necessità complessiva di una rivisitazione dei termini e modalità della convenzione». Per ora i pazienti e gli oltre 80 lavoratori di Antea possono tirare un sospiro di sollievo. Ma la partita è ancora aperta. Il pericolo è di vedersi aumentare l’affitto dagli attuali 350 mila euro a 750 mila: un prezzo di mercato, «ma al di là delle possibilità di una struttura che si regge sulle proprie forze, sulle donazioni e sui rimborsi della convenzione con la Regione – sottolinea Casale – solo nel 2012 Antea ha assistito 1.423 malati terminali. Sono circa 25 i posti in hospice e 100 a domicilio in convenzione con la Regione. Ma oltre 50 sono assistiti gratuitamente». «L’affitto per noi è una spesa enorme – spiega Casale – a fronte di una richiesta di assistenza che sta aumentando a dismisura. Cerchiamo di far fronte a tutte le domande cercando di dare delle priorità, non solo dal punto di vista clinico ma anche sociale. La nostra missione rimane quella di aiutare le persone e portare avanti anche progetti di ricerca per sviluppare le cure migliori rivolte a chi assistiamo. Per prima cosa – aggiunge – il rapporto umano: non a caso da noi il medico non porta il camice bianco, perchè non vogliamo creare una barriera tra chi sta male e chi è li per aiutarlo». «C’è un’apertura da parte delle istituzioni per trovare la soluzione che ci permetterebbe di evitare definitivamente la chiusura del nostro centro, perchè non potremmo mai pagare i 750 mila euro l’anno dell’intero canone d’affitto», avverte Casale che prosegue: «Nel 2009 il Comune di Roma aveva dato la possibilità alle associazioni no profit e senza fini di lucro di avere gli affitti abbattuti dal 20 all’80%. Una possibilità nata da una decisone del Consiglio regionale. Potrebbe essere una strada da seguire». Antea è un’eccellenza della sanità romana che attrae pazienti dall’Abruzzo, Calabria e Campania. Mette a disposizione dei suoi ospiti una biblioteca, una ludoteca e anche un orto. «Di solito la permanenza media di chi arriva nel nostro hospice è di circa un mese – spiega Casale – ma purtroppo c’è chi rimane per pochi giorni. E questo accade perchè dall’ospedale giungono a noi troppo tardi. Un problema su cui tutto il sistema dovrebbe riflettere – osserva il medico – prendersi cura di queste persone significa avere il tempo e le capacità di ascoltarne i bisogni e le necessità oltre ad avere la professionalità per usare bene le cure palliative e gestire tutti i sintomi della malattia».

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