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CRISI/ Reddito minimo, adesso lo chiedono anche Pd e Sel

Anche il Pd e Sel chiedono il reddito minimo di cittadinanza. I Democratici con una proposta di legge presentata alla Camera all’inizio della legislatura, il 13 aprile scorso, primo firmatario il responsabile Giustizia del partito, Danilo Leva, e poi assegnata il 24 giugno alle commissioni riunite Lavoro e Affari sociali, anche se l’esame non è ancora iniziato. Il partito di Nichi Vendola con un testo depositato dal capogruppo a Montecitorio, Gennaro Migliore, e che per motivi tecnici riprende una proposta di iniziativa popolare che ha trovato il consenso di oltre 50.00 elettori e di oltre 170 tra associazioni, comitati e forze politiche. L’ipotesi messa a punto dal Pd prevede un contributo di 6.000 euro all’anno, 500 al mese, per coloro che hanno un Isee (indicatore della situazione economica equivalente) non superiore a 6.880 euro annui. Sel invece eleva la soglia a 7.200 euro l’anno, da corrispondere in importi mensili di 600 euro ciascuno, con la possibilità di un’integrazione parziale o totale per fronteggiare le spese impreviste, e da destinare a ci ha un reddito personale imponibile non superiore a 8.000 euro nell’anno precedente la presentazione dell’istanza. In entrambi i casi è contemplata la rivalutazione sulla base degli indici sul costo della vita elaborati dall’Istat. Il reddito minimo di cittadinanza attiva, si legge nella relazione alla proposta del Pd, rappresenta uno «strumento di inclusione sociale e di lotta alla povertà per i cittadini oggi più esposti agli effetti della crisi economico-finanziaria in corso». Del resto «gli Stati membri dell’Unione europea hanno previsto nei loro rispettivi sistemi di protezione sociale un reddito base come fondamento del sistema stesso di integrazione e contrasto alla povertà». Ma tra i ventisette Paesi dell’Unione europea, Italia, Grecia ed Ungheria non prevedono un reddito base. Destinatari del contributo previsto dalle due proposte sono«cittadini disoccupati, inoccupati o precariamente occupati», con la possibilità di incrementi in base ai componenti del nucleo familiare a carico del beneficiario. Il reddito minimo non è cumulabile con altri trattamenti di sostegno, ivi compresi quelli di cassa integrazione, previdenziali ed assistenziali erogati dallo Stato, da Enti pubblici, dalle Regioni e dai Comuni. Nella proposta del Pd il reddito si applica ai cittadini italiani e a quelli di Stati appartenenti all’Unione europea e i loro familiari, residenti continuativamente in Italia da almeno tre anni, a agli stranieri e agli apolidi, in possesso di valido permesso di soggiorno per motivi di lavoro e regolarmente soggiornanti in Italia da almeno tre anni. Sel ne prevede l’applicazione invece a chi risiede sul territorio nazionale da almeno ventiquattro mesi. Il reddito minimo di cittadinanza attiva è concesso per un anno e, permanendo le condizioni, su istanza del beneficiario è rinnovabile per un ulteriore anno. Per il Pd, i destinatari debbono dichiarare la disponibilità al lavoro e alla frequenza di corsi di formazione o di riqualificazione professionale presso i centri per l’impiego territorialmente competenti e, se disoccupati, accettare un’eventuale offerta di lavoro anche a tempo determinato. Tuttavia Sel chiede che la proposta di lavoro sia congrua, vale a dire tenga conto del salario precedentemente percepito dal soggetto interessato, della professionalità acquisita, della formazione ricevuta e del riconoscimento delle competenze formali e informali in suo possesso.

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