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Manovra, e adesso spunta la google-tax

Il Pd torna alla carica su Google: l’idea di tassare le attività italiane della società di Mountain View e degli altri colossi del web prenderà probabilmente forma in un emendamento alla legge di stabilità, con l’obiettivo di reperire risorse finanziarie da destinare ad una ulteriore riduzione delle tasse sul lavoro.

Del pacchetto di proposte che avanzeranno i democratici fanno parte anche altre misure di tipo fiscale, tra cui l’estensione della Tobin tax a tutti i tipi di derivati e l’incremento del prelievo sulle rendite finanziarie, già inserito in una prima versione della manovra ma poi cancellata. E c’è un rafforzamento dello schema che prevede un contributo a carico delle pensioni più alte: attualmente il prelievo straordinario dovrebbe essere applicato a partire dal 2014 ai trattamenti di importo superiore ai 150 mila euro, con un’aliquota del 5 per cento che poi sale al 10 e al 15: secondo Giorgio Santini, senatore Pd che è anche relatore al provvedimento a Palazzo Madama, la soglia potrebbe scendere a 100 mila euro o anche leggermente più sotto.

L’intenzione di far intercettare al fisco una parte degli introiti pubblicitari che ogni giorno vengono prodotti sul web era già stata inserita nel disegno di legge delega sulla riforma del sistema fiscale, che però per sua natura non è immediatamente operativo e richiede un successivo decreto del governo. Una norma contenuta nella manovra di bilancio potrebbe intervenire più direttamente, anche se restano alcune difficoltà tecniche. Il nodo è che Google e gli alti giganti non fanno passare questi profitti dal nostro Paese, anche se sono riferiti a traffico generato in Italia: dunque si tratterebbe di imporre loro una forma di presenza più evidente come l’apertura di una partita Iva.

Obiettivo del Pd è naturalmente il finanziamento di altre esigenze ritenute prioritarie: oltre all’intervento del cuneo fiscale, da rendere più incisivo, va rivisto il capitolo tassazione della casa, per mettere i Comuni in condizione di prevedere detrazioni ed esenzioni per l’abitazione principale. E i democratici guardano anche alle norme sull’indicizzazione delle pensioni, per tutelare in misura maggiore i trattamenti superiori ai 1.500 euro al mese. A questo obiettivo potrebbero essere destinati i proventi della stretta sulle cosiddette pensioni d’oro, che comunque dovrà superare i dubbi di costituzionalità visto che la Consulta ha già bocciato un analogo provvedimento.

Intanto il ministero dell’Economia, dopo le polemiche degli ultimi giorni, ha voluto ribadire che non è in vista nessun intervento che vada a ridurre ancora il limite per l’uso del contante, fissato attualmente a 1000 euro. Non solo non c’è alcuna misura del genere nel testo della legge di stabilità – si fa sapere da Via Venti Settembre – ma anche il ministro Saccomanni durante la sua audizione di martedì scorso non ha toccato il tema, se non per un accenno generale all’importanza della tracciabilità in risposta alla domanda di un senatore in materia di evasione fiscale. Alle parole del ministro avevano replicato con toni piuttosto duri vari esponenti del Pdl, a partire dal segretario (e ministro dell’Interno) Alfano, per sostenere che al contrario il limite per l’utilizzo del contante andrebbe alzato.

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