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Bufera in Emilia: in Regione ‘mangiavano’ tutti, cene per mezzo milione

Bologna - Il palazzo della Regione Emilia Romagna

Rimborsi per cene in ristoranti per quasi mezzo milione di euro in un anno e mezzo e week end a Venezia: sono alcune delle voci al centro dell’inchiesta della Procura di Bologna sulle spese sostenute dai partiti dell’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna che vede indagati per peculato tutti e nove i capigruppo dell’attuale legislatura. Inquirenti ed investigatori (la guardia di finanza) stanno esaminando decine di migliaia (circa 40mila) rendiconti presentati dai vari partiti che compongono il ‘parlamentino’ di Viale Aldo Moro. E, dal capitolo ‘ristoranti’ sono emerse cifre importanti. Nel periodo compreso tra giugno 2010 e dicembre 2011, infatti, i rimborsi per le varie cene dei consiglieri ammontano, per il Pdl a 220mila euro (da un primo esame risultano tutte come ‘pasti’ di rappresentanza con diversi commensali e simpatizzanti), per il Pd a 145mila euro, per la Lega Nord a 53mila euro, per i 5 Stelle a 18mila euro e per l’Udc a 6.500 euro. Complessivamente oltre 440mila euro spesi in diversi locali di ristorazione dai cinque gruppi consiliari.
Al vaglio dei pm anche le spese per il pernottamento in hotel, sempre nei 18 mesi compresi tra giugno 2010 e dicembre 2011: 17mila euro per il Pd, 2mila euro per il Pdl, 1.700 euro per l’Udc e 1.100 euro per il Movimento 5 Stelle. Gli inquirenti sono al lavoro per verificare la presenza o meno e la legittimita’ delle cosiddette ‘pezze d’appoggio” per accertare se, come prevede la legge, le spese siano state sostenute per attivita’ inerenti al funzionamento dei vari gruppi consiliari.
Intanto, lo scandalo sulle presunte spese pazze ha fatto la prima ‘vittima’. Il capogruppo Pd all’assemblea legislativa regionale, Marco Monari, si e’ dimesso dal suo incarico dopo la pubblicazione di alcune indiscrezioni. Dalle carte esaminate dai finanzieri e’ comparsa, infatti, la richiesta di rimborso (relativa ad una sola persona) per una ricevuta di 1.100 euro intestata allo stesso consigliere democratico per due notti in un albergo di Venezia nel periodo tra il 3 ed il 5 giugno 2011. Una circostanza smentita dallo stesso Monari. E’ verosimile, dai documenti esaminati dagli investigatori, che il pagamento all’hotel sia stato effettuato in contanti. Tra il materiale contabile acquisito nell’inchiesta e’ emersa anche la spesa di 800 euro, nel luglio 2011, per due notti in un hotel (La Bussola) ad Amalfi, riconducibile alle carte di credito di Monari e del consigliere Pd ed ex segretario regionale dei Ds, Roberto Montanari.
Sull’inchiesta – coordinata dai pm Antonella Scandellari e Morena Plazzi con la supervisione del procuratore capo Roberto Alfonso e dell’aggiunto Valter Giovannini – la Procura mantiene il massimo riserbo. “Continuiamo a lavorare – ha detto il procuratore aggiunto e portavoce della Procura, Valter Giovannini – con la riservatezza e l’impegno di sempre”.

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