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Sollecito si commuove in aula: “Rivoglio una vita”


“Mi hanno descritto come un assassino spietato, non sono niente di tutto questo”. Così Raffaele Sollecito nel corso del processo bis nell’aula della Corte d’Appello d’Assise di Firenze per l’omicidio di Meredith Kercher, nel quale è imputato insieme all’ex fidanzata Amanda Knox.

“Ero ad una settimana dalla mia discussione di laurea, non era ragionevole accusarmi se prima non si avevano le basi”. E’ uno dei passaggi della dichiarazione spontanea resa oggi dall’imputato.

Sollecito ha poi ricordato di essere stato “gettato in pasto” ai media e all’opinione pubblica “da sera a mattina”.

“Ricevo commenti di ogni genere e mi devo difendere dai media, la mia vita è continuamente sotto il giudizio di tutti. Anche le cose più semplici e banali. Qui in Italia – ha aggiunto – sono costantemente sotto i riflettori, tutti mi conoscono. Anche cercare un lavoro è difficile perché qualunque azienda dovrebbe dire che sta prendendo Sollecito che è ancora sotto giudizio e che per il mondo è un probabile assassino”.

Concludendo le sue dichiarazioni, Sollecito si è commosso e ha detto: “Vi chiedo umilmente di poter guardare la realtà di tutta questa vicenda e vedere il grosso sbaglio che è stato fatto”.

L’imputato ha poi aggiunto: “Vi chiedo di poter credere che per me, un italiano come voi, sia possibile avere una vita perché io, ora, una vita non ce l’ho. La mia vita di prima non c’è più. E’ stata cancellata”.

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