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Renzi attacca la Cancellieri (si doveva dimettere) e sprona il Pd: abbia gli attributi

Il ministro Anna Maria Cancelliari avrebbe fatto bene a lasciare ma soprattutto il Pd non avrebbe dovuto difenderla. È un Matteo Renzi all’attacco, sempre e soprattutto dei Dem (dovrebbero tirar fuori gli attributi,dice), meno del governo, quello che si presenta alla trasmissione di Santoro, ‘Servizio Pubblicò, al termine di una giornata romana che lo ha visto, tra l’altro, in visita al presidente della comunità ebraica Riccardo Pacifici proprio il giorno dopo il contestato paragone di Silvio Berlusconi tra i suoi figli e gli ebrei deportati. Il ministro Canellieri «avrebbe fatto un favore al Paese se si fosse dimessa» e io «fossi stato il segretario del Pd non l’avrei difesa». Tutto questo, dice con durezza, perchè non può più passare, dice citando in particolare la telefonata a Gabriella Fragni, compagna dell’arrestato, l’idea di una politica «succube degli ‘amici degli amicì. »Il Pd – aggiunge Renzi – deve fare una solenne promessa che di fronte alle regole del mondo dell’economia la politica non è più succube, non è più succube agli interessi delle famiglie e degli amici degli amici«. Un Pd che, attacca, non può essere »subalterno ai giochi economici« e deve »dimostrare gli attributi«. Lo deve fare, dice Renzi, confermando in qualche modo il ‘pattò sulle riforme già avanzato al governo alla Leopolda. Il rottamatore guarda anche ad un partito più presente sul territorio. Per questo motivo, ha garantito che, se diventerà segretario, il primo suo atto sarà quello di andare nella terra dei fuochi, vicino agli amministratori locali e alla gente. Le elezioni anticipate, prosegue, »non sarebbero una catastrofe«, ma »non credo che ci saranno«. Ma, a questo punto, bisogna incalzare il governo, ‘costringerlò a fare le riforme, in primis la legge elettorale (sul modello dei sindaci). »Il 2014 è l’anno in cui capiamo se in Parlamento c’è il bluff: si è parlato per anni di riforme, il Pd ha una maggioranza schiacciante alla Camera e relativa al Senato: se ha gli attributi in questo 2014 pressi la maggioranza parlamentare per vedere se le cose si fanno o no«, tanto più in un momento in cui il Pdl »è in difficoltà e si sta sfaldando«. Intanto, nel partito si continua a discutere di tesseramento. Gianni Cuperlo fa pressing e ribadisce la necessità di procedere con lo stop , ipotesi che ha ottenuto l’ok di Renzi ma che vede ancora la contrarietà di Pippo Civati (»un’iniziativa tardiva e parziale«) e Gianni Pittella (»una decisione intempestiva«). Dell’argomento si è discusso in una riunione fiume della commissione congresso convocata anche per decidere su alcuni casi di ricorsi relativi ai congressi provinciali. Secondo quanto viene riferito, la commissione avrebbe ribadito lo stop al tesseramento ma dopo una consultazione online dei componenti della direzione. Verranno fatte approfondite verifiche sui congressi locali e, se necessario, verranno rifatti i congressi in alcuni circoli.

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