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Bufera sull’Atac, “Commissione d’inchiesta del Comune” .E il cda non vota sull’aumento dei compensi all’ad Broggi

Biglietti dell’Atac clonati per creare un fondo nero di quasi settanta milioni di euro per finanziare la politica. E’ bufera sull’azienda dei trasporti pubblici più grande d’Europa. “Lo dico con molta chiarezza” afferma il sindaco Marino “se i fatti sono veri spero che se ci sono colpevoli, di qualsiasi partito e forza politica, vengano arrestati e buttata la chiave”.

E subito dopo ecco il presidente del Consiglio comunale Coratti: “Se è vero ci troveremmo di fronte ad una truffa di proporzioni gigantesche a danno dei cittadini romani, dell’amministrazione comunale e della stessa azienda capitolina. Proporrò alla conferenza dei capigruppo,di svolgere martedì 12 novembre una seduta straordinaria del Consiglio sull’Atac e anche di istituire una commissione d’indagine dell’assemblea capitolina”.

Intanto ieri in casa Atac, nella riunione del cda era all’ordine del giorno la voce “aumento compensi all’amministratore delegato”. La richiesta, che sarebbe stata poi girata al sindaco Marino, non è stata votata, ma in essa l’ad Broggi, che per una legge del governo Monti ha un contratto “inchiodato” a 70 mila euro annui, portava il parere pro veritate di un studio legale sulla possibilità di aumentare il suo stipendio con dei premi da assegnare in virtù dei risultati raggiunti. “Quando ha accettato l’incarico” attacca il consigliere del Pd De Luca “sapeva quali sarebbero stati i suoi compensi. Perché ora cambiare?”.

Nel frattempo il caso dei biglietti clonati arriva anche in parlamento. Parla il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda: “L’inchiesta di Repubblica sull’esistenza di una doppia bigliettazione e del conseguente ricavo di ben 70 milioni di euro completamente in nero è talmente inquietante che esige un immediato e puntuale chiarimento sul reale svolgimento e sulle dimensioni della frode che andrebbe avanti da dieci, forse 13 anni, nonché sulle responsabilità di dirigenti e politici. Il sindaco Marino avvii subito un’inchiesta interna”.

Mentre il coordinatore della maggioranza Fabrizio Panecaldo accusa “una banda in giacca e cravatta” e ricorda che “l’ex amministratore delegato Carlo Tosti che dette il via all’inchiesta denunciando nel 2012 la frode alla magistratura, fu poi sostituito da Alemanno”. Ribatte l’ex sindaco: “Sono molti anni che si parla di questa inchiesta sui biglietti falsi di Atac. A tutti i vertici di Atac che abbiamo nominato abbiamo sempre dato mandato di collaborare pienamente con la magistratura e di stroncare qualsiasi interesse illecito”.

Durissima la reazione di Sel. “Se questa presunta truffa dovesse corrispondere al vero” propongono il capogruppo Peciola e Annamaria Cesaretti “Roma Capitale si dovrebbe costituire parte civile e chiedere che tutti i fondi impropriamente distolti tornino nelle casse del Campidoglio”.

Infine Storace: “Adesso la Regione Lazio ha il diritto e soprattutto il dovere di aspettare prima di sborsare un solo euro in direzione dell’Atac. Non credo che la denuncia di uno scandalo che sarebbe addirittura bipartisan possa essere accantonata. I soldi dei cittadini non possono finire nelle tasche dei ladri”. Ribatte Marco Causi, ex assessore al Bilancio della giunta Veltroni: “Non c’è mai stato alcun accordo bipartisan. Al contrario io sarei uno dei truffati dal caso dei biglietti clonati”.

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