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Letta, stop alla seconda rata dell’Imu, salta l’aggravio sulle imprese

Il 16 dicembre prossimo tutti gli italiani, sia quanti abitano nei quartieri alti sia quelli che vivono nelle borgate, non pagheranno la seconda rata Imu. Nelle loro tasche rimarranno circa 2 miliardi di Euro e la scommessa è vedere se li spenderanno almeno in parte, dando così ossigeno all’asfittica domanda interna. A dirlo è stato il premier Enrico Letta, il quale ha ribadito che la decisione politica era stata già presa e non c’era motivo di metterla in dubbio. Restano da definire le coperture. Sfumata l’ipotesi, che pure era stata avanzata, di un aumento dell’acconto Ires e Irap sulle imprese, il grosso delle risorse arriverà dall’anticipo dell’acconto delle imposte delle Banche. Ma sul piano politico l’annuncio non ha frenato i falchi del Pdl, che hanno anzi rilanciato, mentre c’è anche Scelta Civica che fa sentire il proprio malumore per le coperture ipotizzate. Letta, al termine del consiglio dei ministri, è voluto intervenire per i dubbi sollevati da diversi quotidiani e dai falchi del Pdl, a seguito di una frase, per altro chiara, del ministro Fabrizio Saccomanni («Non sarà facile evitare la seconda rata dell’Imu ma si può fare»): tanto che il premier ha lamentato un «cortocircuito» mediatico: «Saccomanni sull’Imu – ha scandito – dice quello che tutti hanno detto: la decisione che nel 2013 la prima e la seconda rata non sarà pagata è una decisione già assunta e non si torna indietro e ha detto che la copertura su questo tema è non semplice». E infatti vi si sta ancora lavorando, ha detto il premier. Lo stesso Saccomanni, in una lettera a «Libero», ha osservato di essersi «limitato a ripetere quanto dico fin dall’inizio del mio mandato e cioè che per abolire le rate dell’Imu è necessario reperire risorse: o tagliando spesa pubblica o aumentando le tasse». Ciò non ha impedito ai falchi del Pdl, come Renato Brunetta o Mara Carfagna di attaccare ancora Saccomanni, mentre Daniele Capezzone ha posto l’altolà su una copertura fatto aumentando le entrate. E su questo ha alzato la voce anche Scelta Civica, con Enrico Zanetti, che avrebbe preferito far pagare la seconda rata ai redditi più alti. Mentre altri esponenti del Pdl, come il ministro Nunzia Di Girolamo e Maurizio Gasparri, «rilanciano» la posta chiedendo l’esenzione anche per i terreni agricoli. Rimane ancora aperto il capitolo delle coperture: fonti governative smentiscono quanto scritto da alcuni quotidiani, sul ricorso ad un aumento degli acconti Ires e Irap per le imprese (sarebbe stata una beffa per Confindustria da sempre contraria al taglio dell’Imu). Di certo ci si avvarrà dell’incremento degli acconti delle imposte delle Banche, a cui si affiancheranno altre voci. Difficile utilizzare le entrate derivanti dall’aumento delle quote delle banche nel capitale di Bankitalia, soluzione suggerita dall’Udc e da Sc, ma che ha tempi tecnici di realizzazione forse troppo lunghi. Rimangono intatti i dubbi degli economisti e dell’Ue (oggi con Algirdas Semeta, commissario Ue alla fiscalità) per i quali non dovrebbero diminuire le imposte sugli immobili ma quelle sul lavoro per rilanciare i consumi e l’economia. Come anche il taglio delle prima rata ha dimostrato, lasciando i consumi di luglio a un «più zero» rispetto al mese precedente.

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