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Paolo Conte, “Parigi, mon amour”

È un habituè di Parigi, Paolo Conte, che ritorna in concerto nella capitale francese con due date, ieri e oggi, tutte sold-out, al Grand Rex, storico teatro dei Grands Boulevards, con 2.800 posti. Lunga standing ovation del pubblico, ieri sera, dopo oltre due ore di musica con la sua orchestra che ha un pò ampliato, tra i successi di sempre come Alle prese con una verde milonga, Come di, Dancing, Bartali e Vieni via con me e i brani più recenti dell’ultimo album Nelson. «Parigi è stata importantissima per me e per la mia carriera», dice all’ANSA, pochi minuti prima di andare in scena, il cantautore di Asti, 76 anni, scusandosi per non essere in forma a causa della tosse e del raffreddore. «Ogni volta che vengo qui mi ammalo!», prosegue con il solito total look nero. Parigi fu il primo contatto con l’estero della sua carriera, nel 1985: andò subito bene,i francesi si mostrarono molto amici, di recente l’hanno persino eletto cittadino onorario. E ricorda «i bei tempi» in cui restava in cartellone «per tre settimane di fila all’Olympia o per un mese sugli Champs-Elysees». «Ora non ce la farei nemmeno per ragioni fisiche – sottolinea l’avvocato -, sarebbe troppo faticoso». «Il mio stato d’animo attuale è in bilico tra giovinezza e vecchiaia», ammette il maestro, accettando di rispondere a qualche domanda del ‘questionario di Proust’ sulla personalità, pur detestando «questo tipo di cose». Il lato del suo carattere che gli piace di più è «la lealtà», che è anche la caratteristica che preferisce in un uomo. Mentre in un donna è attratto dal «fascino». Il suo difetto è «la troppa ritrosia», l’ultima volta che ha pianto, rivela, è stato «quando è morta mia madre». Il giorno più felice della sua vita? «Non saprei trovarlo – osserva – lo aspetto ancora probabilmente, i giorni infelici te li ricordi mentre quelli felici è difficile dislocarli nel tempo». E ancora: «da grande volevo fare medico invece ho fatto l’avvocato e poi sono diventato musicista». Il regalo più bello che ha ricevuto è «una meravigliosa borsa» che gli ha fatto fare sua moglie su misura «con grande classe» e il suo motto, in omaggio a Parigi, potrebbe essere «J’ai deux amour, non pays et Paris», anche se si sente «italianissimo». Come vorrebbe morire? «Vorrei morire in fretta – risponde ironico – e poi vorrei mettessero sulla mia lapide ‘È stato più grande suonatore di kazoo di tutto il mondò». Tra i suoi progetti c’è sicuramente un nuovo album a cui sta lavorando. E conclude: «Qualcuno diceva che l’artista non può essere esattamente nel presente: è sempre o un pò indietro o nel futuro. Così mi sento anch’io».

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