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Scandalo sanità a Caserta, undici arresti: coinvolti dirigenti e un consigliere regionale.

Undici persone sono state colpite da misura cautelare in carcere e ai domiciliari per reati commessi con l’aggravante di aver agevolato clan camorristici del Casertano.

Si tratta di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli nei confronti di alcuni dirigenti dell’Asl di Caserta, del consigliere regionale Angelo Polverino (Pdl) e di imprenditori ai quali sono contestati, in riferimento alle specifiche posizioni, i reati di concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso, abuso d’ufficio e turbata libertà degli incanti, «avvalendosi del metodo mafioso e, comunque, al fine di agevolare l’associazione camorristica (sodalizi “Belforte di Marcianise e “dei Casalesi”, nonché quello di corruzione» secondo l’accusa.

Il consigliere coinvolto nell’indagine è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale civile di Caserta, piantonato dai carabinieri: Polverino ha accusato un malore al petto, sarà sottoposto a tutti gli esami del caso.

Ad eseguire la misura su mandato dei pm Giovanni Conzo e Luigi Landolfi della Dda di Napoli, con il procuratore aggiunto Francesco Greco, sono stati i carabinieri del nucleo operativo di Caserta.

I nomi. Le persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte irregolarità negli appalti per la pulizia degli ospedali dell’Asl di Caserta sono Angelo Grillo, di 63 anni; i figli Giuseppe e Roberto, rispettivamente di 37 e 26; Pasquale De Feudis, di 66; Giuseppe Gasparin, di 63; Lazzaro Luce, di 52; Angelo Polverino, di 56, per i quali il gip ha disposto la custodia in carcere; inoltre Francesco Bottino, di 71; Giuseppe Grillo, di 31; Antonio Pascarella, di 45; Antonio Rinaldi, di 41, che si trovano invece agli arresti domiciliari.

Le intercettazioni. L’attività investigativa si è svolta attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, riprese video, servizi di osservazione e pedinamenti, nonché attraverso l’acquisizione di documenti che hanno permesso – secondo l’accusa – di raccogliere a carico degli indagati un grave quadro indiziario, in relazione a vicende riguardanti un giro d’affari milionario.

L’appalto aggiudicato senza gara. Sotto la lente degli investigatori l’aggiudicazione di gare d’appalto per la gestione dei servizi di pulizie nelle strutture sanitarie locali. In particolare, le vicende relative all’affidamento, «senza una regolare gara d’appalto», del servizio di pulizie ad una azienda che si ritiene vicina al sodalizio “Belforte, «nonché nell’arbitraria proroga per ulteriori tre anni del contratto in questione, proroga avvenuta un anno e mezzo prima della naturale scadenza del contratto. Quando poi la stessa ditta veniva colpita da interdittiva antimafia, l’incarico veniva revocato soltanto dopo sei medi dalla comunicazione del provvedimento restrittivo». Successivamente, «a seguito della revoca l’appalto passava, per i successivi tre anni, a una ditta riconducibile, secondo la ricostruzione accusatoria, al sodalizio “dei Casalesi”». Alla scadenza di quest’ultimo appalto, l’imprenditore avrebbe tentato in ogni modo di aggiudicarsi nuovamente la nuova gara utilizzando una ditta con sede nell’Italia settentrionale.

La «minaccia armata». C’è un inquietante episodio che emerge dall’inchiesta. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il presidente della commissione per l’aggiudicazione della gara sarebbe stato «indotto», «tramite minaccia armata, a favorire la predetta ditta: intimorito, tuttavia, dalle minacce a lui rivolte dai marcianisani, questi denunciava l’accaditp, riferendo però i fatti in maniera evasiva. Contemporaneamente si accordava con la ditta ritenuta vicina al sodalizio “dei Casalesi” al fine di far aggiudicare a quest’ultima la gara».

L’ingerenza dei politici. Forte, secondo gli inquirenti, «l’ingerenza dei politici nell’amministrazione degli appalti pubblici», «nel segnalare ai dirigenti Asl, da loro stessi nominati, le ditte a cui far aggiudicare le gare».

Per la procura Antimafia di Napoli, era Angelo Grillo il riferimento del clan Belforte di Marcianise che avrebbe tessuto i rapporti con la pubblica amministrazione. Alla ditta New Spash srl di Giuseppe Grillo, figlio di Angelo, venne concessa la gara d’appalto per il servizio delle pulizie dei locali dell’Asl Ce1. A corroborare la vicinanza dell’uomo ad ambienti criminali ci sono le dichiarazioni del pentito Brunno Buttone, ma anche di Giuliano Pirozzi, colletto bianco del clan Mallardo. In sostanza, il manager Franco Bottino, accusato di abuso d’ufficio aggravato dal metodo mafioso, nel 2006 avrebbe firmato una proroga alla ditta New Splash di Grillo per la gestione del servizio pulizie fino al 2010 all’Asl in modo illegale. Quando, nel 2008, la società dei Grillo riceve l’interdittiva Antimafia, Bottino avrebbe atteso sei mesi per revocare l’appalto. Il dirigente amministrativo Asl Giuseppe Gasparin e il consigliere regionale Angelo Polverino, invece, sono accusati di turbativa d’asta per aver agevolato un’Ati considerata vicina al gruppo Belforte. Dopo l’interdittiva antimafia, infatti, era necessaria indire un’altra gara d’Appalto. Gasparin divenne presidente della commissione aggiudicatrice dell’appalto.

Angelo Polverino, consigliere regionale di maggioranza, avrebbe orientato le scelte della commissione.

Alla gara si presenta anche un’Ati composta da tre ditte. Una di queste, la Colocoop, era riferibile sempre ai Grillo. La società ebbe il punteggio più alto dalla commissione aggiudicatrice, ma non vinse la gara.

Stando al pentito Pirozzi, dopo le elezioni del 2010 «nella politica della regione Campania iniziò un vero e proprio valzer per le nomine delle poltrone della sanità, nel senso di avvicendamenti e spostamenti dei dirigenti. Ricordo che allorquando bisognava nominare i nuovi dirigenti dell’Asl di Caserta e Pozzuoli – spiega al pm Pirozzi – il nostro gruppo politico facente capo a Massimo Grimaldi, consigliere regionale del nuovo Psi, venne interessato alle nomine e in particolare venne segnalato da Nicola Pagano, sindaco di Trentola Ducenta, e a Grimaldi l’opportunità di far inserire qualche dirigente vicino a noi. Grimaldi rispose al Pagano che erano già stati presi impegni con le segreterie nazionali, in particolare per l’Asl di Caserta era Gianni Alemanno (ex sindaco di Roma) che aveva segnalato quale direttore Generale Asl il dottor Paolo Menduni, mentre per l’ospedale San Sebastiano di Caserta, il sottosegretario Nicola Cosentino impose un uomo di fiducia nella persona di Francesco Bottino».

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