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Sì a bilanci delle Camere tra le polemiche, scontro Grillini-Boldrini

Car sharing, fax in soffitta, nuovo piano energetico, via il ristorante «riservato» e le spese di viaggio dei parlamentari, adozione di bicchieri biodegradabili e dispenser per l’acqua, stop ai circoli sportivi di Montecitorio e Palazzo Madama. Sono le proposte, in parte accolte in parte respinte, che i Cinque Stelle hanno provato a far passare in Parlamento durante l’esame dei bilanci di Camera e Senato, che sono stati approvati tra le polemiche. Il M5s ha dato battaglia soprattutto sui soldi che arrivano ai parlamentari: non sono passate la loro proposta di abolizione dell’assegno di fine mandato nè quella di dimezzare le indennità. Uno dei cavalli di battaglia del M5S: il solo dimezzamento delle indennità porterebbe infatti 42 milioni di risparmi l’anno. Quasi quanto il totale di tutte le voci di risparmio per la sola Camera. La cui presidente, Laura Boldrini, già da martedì era stata fatta oggetto della prima raffica di attacchi da parte del Movimento: «Boldrini regina della casta». Oggi la Presidente e i Questori rivendicano invece con soddisfazione i risultati raggiunti e rispondono per le rime. «È una pericolosa illusione pensare che smantellare tutto possa portare ad una rigenerazione della politica:sarebbe la fine della democrazia» scrivono in una nota. Ma l’affondo dei Cinque Stelle verso la Boldrini punta tutto sul ‘nò al tetto agli stipendi d’oro e alla durata degli incarichi dirigenziali «a vita». Alludono, in questo caso, al segretario generale, figura che fino al 2002 era a tempo determinato. Un incarico che vale 400 mila euro l’anno di partenza, più l’adeguamento annuale del 2,5%. Ora, invece «continuerà a percepire circa 600mila euro ogni anno per un mandato sostanzialmente vitalizio, caso unico nella pubblica amministrazione» fanno notare i pentastellati che hanno ribattezzato il segretario generale di Montecitorio il ‘Cardinale Richelieu delle Istituzionì.Reagiscono i questori della Camera che imputano ai Cinque Stelle una reazione «scomposta e nervosa» per il lavoro fatto che ha consentito di far risparmiare allo Stato 60 milioni di euro per il 2013, 50 di riduzione del fondo di dotazione e 10 restituiti al Tesoro. È la prima volta da 53 anni – fanno notare – che la dotazione della Camera scende. Solo «la demagogia impedisce loro di prenderne atto» si lamenta, ad esempio, il questore Pd Paolo Fontanelli ricordando che ben 75% del bilancio della Camera è fatto di spese per stipendi, pensioni e indennità intoccabili, visto che si tratta di diritti acquisiti. Ma i Cinque Stelle non ci stanno, studiano nelle pieghe del bilancio per scovare ogni spesa eliminabile. Solo alla Camera, «reame dello sfarzo e degli sprechi» i loro tagli, sostengono, avrebbero portato risparmi per 150 milioni, tre volte quelli realizzati. Ci sono ad esempio 800 mila euro che ogni anno vengono spese per i viaggi di ex deputati. Nel ‘previsionalè 2013 (si fa per dire visto che siamo a due mesi dalla fine dell’anno) risultano «200 mila euro di spese non meglio precisate per ristorazione esterna durante le elezioni» fa notare Claudia Mannino. Ci sono poi le consulenze, ci costano 550 mila euro l’anno. E ci sono anche spese che vanno riqualificate: quelle energetiche, per le quali i Cinque Stelle hanno pronto un piano, o la carta riciclata. Dovrebbe per legge essere usata per almeno il 30% degli ordini ma alla Camera sono fermi ancora all’1,3%. E per il resto andrebbe digitalizzato tutto il possibile, considerato, affermano, che solo le spese di cancelleria ammontano ad oltre 800 mila euro l’anno. Anche al Senato i Cinque Stelle danno battaglia: «questo bilancio è un trucco contabile, un risparmio immaginario di 20 milioni di euro» sbotta Laura Bottici che oltre ad essere del M5S è questore. Al Senato i Cinque Stelle riescono a farsi approvare 4 ordini del giorno: tra questi il divieto per i dipendenti in quiescienza di cumulare pensione del Senato e redditi da lavoro. O il riconoscimento della diaria per i senatori a vita solo per i giorni di presenza in Aula.

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