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Il Cavaliere furibondo con Alfano, è lui che vuole rompere

I termini (anche molto coloriti) usati per descrivere l’umore di Silvio Berlusconi davanti alle parole di Angelino Alfano, si sprecano. Ma il senso, assicurano un pò tutti, è lo stesso: il Cavaliere è furibondo con il suo (ex) delfino. Ormai ritiene che con l’intervista a SkyTg 24 il vicepremier abbia varcato il Rubicone. Il suo è uno «strappo», si è sfogato il Cavaliere con i fedelissimi. Non che quelle cose, il segretario, non gliele avesse mai dette. Ma un conto è farlo in privato, fra le mura di palazzo Grazioli. Tutt’altra questione dirlo pubblicamente e soprattutto in un momento delicato come questo, con il Consiglio Nazionale alle porte. Le parole di Alfano equivalgono ad un «atto di guerra», sostiene un ‘falcò, giurando che così sono state lette anche da Berlusconi. Il quale, evidentemente, sperava in una maggiore cautela da parte del vicepremier. Con il risultato che il Cavaliere ora si arrovella sul da farsi: perchè nonostante tutto, comprese quelle frasi «beffarde» di Angelino sulla possibilità che di ricandidarsi al «prossimo giro», non ha ancora deciso come comportarsi. Certo, riflette un suo consigliere di vecchia data, «sperare ancora nell’unità del partito è davvero difficile». Anche perchè rinviare il Consiglio nazionale come gli suggerisce qualche colomba – ma pure qualcuno fra i lealisti – appare molto complicato. «Che figura farebbe? Lo ha voluto anticipare, sapendo quali conseguenze ci sarebbero state e ora lo rinvia?», si chiede uno dei pochi nel Pdl che cerca ancora una mediazione fra governativi, lealisti e falchi. È chiaro che Berlusconi, per una serie di ragioni, vuole evitare di assumersi la responsabilità di rompere con Alfano. «Significherebbe ammettere di aver sbagliato quando lo scelse», spiega un vecchio senatore del Pdl, «e lui non ama riconoscere gli errori». Ben più pesanti, però, sono le considerazioni di carattere politico: oltre all’incertezza sulle reali truppe di Alfano (lo stesso Berlusconi, scottato dal 2 ottobre, raccontano non creda più ai calcoli di Verdini e teme che ormai al Senato le colombe siano ben oltre la trentina), c’è lo sconcerto dell’elettorato «schifato» (a giudizio di un fedelissimo del Cavaliere) dallo spettacolo che il partito sta dando. Perchè, come dice Maurizio Gasparri, «la guerra di comunicati» fa bene solo al Pd. Lo stesso Cavaliere ci mette del suo. La notizia dell’incontro con un centinaio di giovani, selezionati anche tramite gli uomini Mediaset a lui più vicini, ha messo in grande allarme deputati e senatori del Pdl. «Alle ultime elezioni il ricambio nelle candidature è stato del 40% è ora tanti si interrogano sul futuro», spiega un berlusconiano della prima ora, rivelando di aver dovuto rassicurare personalmente diversi parlamentari. Tutte frecce nell’arco dei filogovernativi, che proprio su questo timore stanno ingrossando le fila di chi non vuole una crisi. Preoccupazioni di cui però l’ex premier sembra tener conto fino ad un certo punto, persuaso che una dose di ricambio – non solo generazionale – sia necessaria. Detto ciò resta da capire che atteggiamento terrà Berlusconi. Il fatto che non voglia ‘strapparè non significa che intende piegarsi al ‘diktat’ dei filogovernativi, assicura un lealista. «Ha capito che ormai ricucire sarà difficile, se non impossibile», ammette anche uno dei mediatori. L’ipotesi più accreditata, dunque, è che al Consiglio nazionale lascerà che siano gli alfaniani a decidere: o con me o contro di me. Con la premessa che lo stare con lui, significa non stare più con il Pd autore del suo «omicidio politico» e dunque nel governo. «Il Consiglio Nazionale sancirà la decisione di andare all’opposizione: starà ad Alfano decidere se restare o meno», garantisce un falco.

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