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Bocciati dalla Ue? Il governo minimizza, è tutto sotto controllo

L’Italia rischia di non rispettare gli obiettivi del Patto di stabilità e crescita nel 2014: il debito è troppo alto e per questo non sarà possibile sfruttare alcuno spazio ulteriore per fare investimenti. L’allarme è lanciato dalla Commissione europea nel suo commento sulla Legge di Stabilità, che subisce così un pesante appunto. “C’è un rischio che la bozza del piano di bilancio per il 2014 non rispetti le regole del Patto di stabilità e crescita – sottolinea la Commissione -. In particolare, l’obiettivo di riduzione del debito nel 2014 non è rispettato”. L’Italia non potrà quindi chiedere alla Commissione Ue di fare uso della “clausola sugli investimenti” del Patto di stabilità, perché non rispetta la condizione del debito publico in discesa a un ritmo soddisfacente. Immediata la replica del ministro dell’economia Saccomanni minimizza, non è una bocciatura, sono cose già note, è tutto sotto controllo. sarà, la doccia fredda c’è stata e ha fatto male. Soprattutto dopo che il premier Letta si era pavoneggiato con gli europartners affermando che l’Italia ce la stava facendo da sola.

La clausola in questione prevede che, a certe condizioni, i Paesi con il deficit sotto il 3% del Pil (“fase preventiva” del Patto di stabilità) possano deviare dall’obbligo di ridurre ulteriormente il deficit/Pil verso l’obiettivo di medio termine (0,5%), pur restando sempre sotto il 3%, per fare investimenti favorevoli alla crescita, limitati al cofinanziamento dei programmi strutturali dei fondi di coesione comunitari e a quelli delle infrastrutture di interesse europeo. Per l’Italia questo spazio di manovra si era aperto con l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo di pochi mesi fa e nel 2014 si sarebbe trasformato

in circa tre miliardi di investimenti. Per quanto riguarda invece il debito, le nuove norme europee hanno reso operativo il limite del 60% del Pil. Per chi è fuori (come l’Italia, oltre il doppio di quel parametro) è prevista una procedura per disavanzi eccessivi qualora non ci siano una riduzione dello stock.

Scheda: le conclusioni della Commissione Paese per Paese

Commentando i dati, il commissario Olli Rhen ha detto che a Bruxelles si “conta molto” sugli impegni presi dal Governo italiano in particolare “sulla spending review portata avanti da Carlo Cottarelli”. L’Italia deve continuare a ridurre il debito, “almeno per una somma pari allo 0,5% del Pil nel 2014” – ha aggiunto il vicepresidente della Commissione. “L’Italia deve fare progressi sufficienti per ridurre il debito pubblico anche nel 2014, assicurando uno sforzo di bilancio in termini strutturali di almeno lo 0,5% del Pil”. Di fatto, un’apertura a rispettare il parametro del debito per riconquistare la clausola degli investimenti.

Nei documenti sul rispetto del parametro della riduzione del debito a un ritmo soddisfacente è scritto che questo “nel 2014 non viene rispettato”. Secondo la Commissione, il debito pubblico italiano dovrebbe toccare il record del 134% del Pil l’anno prossimo, per poi iniziare a scendere. Per la Commissione, inoltre, il documento di Bilancio mostra pochi progressi dal punto di vista della riforma strutturale del Fisco, secondo le raccomandazioni che erano state fatte dal Consiglio Ue. L’invito alle autorità è di “mettere in pratica le misure necessarie” per riportare il budget del Paese entro i limiti indicati.

Sia nei documenti dello staff europeo che in quelli finali della Commissione, emerge che la preoccupazione maggiore è legata alla scarsa crescita, con il Pil (che costituisce il denominatore del rapporto con il debito) in progressione solamente dello 0,7% l’anno prossimo, contro l’1,1% previsto dalla Stabilità.

Sul punto interviene il ministero dell’Economia, che dice “non c’è bocciatura” e ricorda la “valutazione” dell’Europa “discende da una stima di crescita del prodotto che, come è noto, non coincide con quella del Governo italiano e comporta implicazioni per le proiezioni di finanza pubblica. Va poi sottolineato che la crescita del debito in rapporto al Pil è la risultante della recessione che si è protratta fino al 2013 e del pagamento dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni (quasi 50 miliardi di euro in 12 mesi tra il 2013 e il 2014), operazione concordata con la Commissione europea. Anche il sostegno finanziario ai Paesi dell’area dell’Euro in difficoltà ha contribuito alla dinamica del debito”.

Come già sottolineato da Saccomanni nel commentare le previsioni Istat (anche l’Istituto prevede una crescita dello 0,3% per il prossimo anno), il Mef sottolinea che la Commissione “non tiene conto di importanti provvedimenti annunciati dal Governo, anche se non formalmente inseriti nella Legge di stabilità, e già in fase di attuazione. Provvedimenti che da un lato rappresentano uno stimolo all’economia, dall’altro saranno in grado di produrre gettito e risparmi di spesa aggiuntivi che il governo intende utilizzare per ridurre ulteriormente il disavanzo e il debito del 2014, oltre che per alleggerire la pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese. Al riguardo possono essere ricordati interventi come la spending review, la riforma del sistema fiscale attraverso la delega che il Parlamento sta ormai per varare, il programma di privatizzazioni, il rientro dei capitali illecitamente detenuti all’estero, la rivalutazione delle quote del capitale della Banca d’Italia. Queste misure rafforzano il carattere innovativo della Legge di stabilità 2014 che, per la prima volta dopo diversi anni, avvia un percorso di riduzione della tassazione”.

Oltre all’Italia, un “warning” della Commissione – ma questa volta atteso – è arrivato in direzione della Spagna, verso la quale sono utilizzate le parole più dure: gli obiettivi di riduzione del deficit sono lontani. Alla Francia va invece il rimprovero per aver fatto “solo modesti progressi”, sul piano delle riforme, per stimolare le riforme.

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