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Peculato, e adesso nei guai c’è anche il presidente del Piemonte Cota. Che si difende: bugie

Hamburger ai fast-food alle tre del mattino, videogiochi, fiori, penne e cravatte. Roberto Cota, governatore della Regione Piemonte, è finito nei guai per aver usato soldi pubblici per spese personali. L’accusa è quella di peculato: nello specifico gli inquirenti contestano al governatore spese complessive per 25mila euro in un periodo di quasi tre anni, 800 euro al mese di spese non giustificate.

In un primo momento il governatore leghista aveva smentito ogni accusa davanti ai suoi elettori: sono tutte bugie, non posso essere stato io, non ero in quell’Autogrill a quell’ora. Ma gli investigatori non si sono dati per vinti. Hanno controllato la cella a cui era agganciato il cellulare del governatore e bingo, ecco la prova. L’esponente leghista aveva risposto al cellulare proprio in quell’area di sosta. L’inchiesta torinese è però ben più vasta e comprende 43 politici regionali, travolgendo tutta la Lega Nord e quasi tutto il Pdl, risparmiando il Pd, se non per il caso di Mercedes Bresso.

Dopo essere stato messo nell’angolo Cota ha voluto però replicare. “Non vedo e non riesco ad immaginare come avrei potuto fare simili cene o trasferte, per interessi personali. Giusto per esser ancora più chiaro e diretto: non ho mai fatto cene e festini in maschera, come è avvenuto altrove (a Roma, ndr). Non ne avrei avuto il tempo e non è assolutamente nella mia indole di uomo e padre di famiglia”. E ancora: “Mi contestano – precisa il Governatore – anche di aver pagato un caffè o uno spuntino a persone che si occupano 7 giorni su 7 della mia sicurezza, purtroppo messa a repentaglio dalla mia azione di governo”.

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