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Cuperlo, noi siamo la sinistra, non un comitato elettorale

«Noi non siamo il volto buono della destra, siamo la sinistra». La frase non è scritta nel discorso che legge davanti alla Convenzione nazionale del Pd. Gianni Cuperlo guarda la calorosa platea che l’applaude e la pronuncia. È una stilettata per il suo avversario, Matteo Renzi. Una delle tante che gli riserva, nel lanciare gli ultimi 15 giorni di campagna per la segreteria e provare a ribaltare il risultato: la partita delle primarie «non è chiusa», assicura. Cuperlo richiama «l’intuizione» dell’Ulivo e invoca un «nuovo centrosinistra popolare» per salvare «l’Italia repubblicana dalla »regressione civile e culturale«. La sinistra ha pagato lo smarrimento di »idee e valori« che considerava vecchi e non lo sono. È »radicalmente sbagliato« il disegno di »privatizzare le ferrovie e la Rai, prelevare 4 miliardi alle pensioni sopra i 3.500 euro, avere un contratto unico e abolire l’articolo 18, tenersi la riforma Fornero al netto degli esodati, sposare la flessibilità e col Sindaco d’Italia passare da un regime parlamentare a una Repubblica presidenziale«, afferma. Cuperlo dipana la sua ricetta e a ogni punto risalta la contrapposizione al mai citato Renzi, cui riserva una carezza in platea, ma frasi pungenti dal palco (e una battuta al termine, parlando ai suoi: i media lo trattano male? »Sono solidale«). Non si può »dare la colpa a sindacati, pensionati, partiti«, elenca. E nel Pd »nessuno può immaginare di fare a meno« degli iscritti e dei militanti. »Per guidare la riscossa dell’Italia« con una »nuova sinistra«, racconta, »ho fatto una cosa che mai avrei pensato: mi sono candidato alla segreteria, una prova più grande di me. Non puoi assumerti la responsabilità mentre ti candidi a qualcos’altro, non lo fai come secondo lavoro«. Il riferimento alla ricandidatura di Renzi da sindaco è palese. »Cambiare tutto sì, ma devi dire dove vuoi portare il Paese«. Al Pd non serve un »Capo che comanda«, serve »un partito, che non sarà mai solamente un comitato elettorale«, dice Cuperlo. E lancia così la sua sfida a Renzi.

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