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L’ANALISI/ Il successo con l’Iran è una boccata d’ossigeno per Obama

Per il presidente Barack Obama, Nobel per la pace, l’accordo di Ginevra sul programma nucleare iraniano rappresenta un successo visibile, una nuova boccata d’ossigeno che arriva dalla politica estera, dopo settimane di «frustrazioni» sul fronte della politica interna. Ma proprio dal fronte interno, arrivano ancora le critiche e gli attacchi dei repubblicani. «Rimango preoccupato che questo accordo non fermi adeguatamente le capacità iraniane di arricchimento d’uranio», ha prontamente affermato il leader della maggioranza repubblicana alla Camera, Eric Cantor. L’influente senatore Marco Rubio ha a sua volta sottolineato che «questo accordo non ‘congelà il programma nucleare iraniano e non chiede al regime di sospendere l’arricchimento di uranio come richiesto da diverse risoluzioni dell’Onu». Nella sua dichiarazione subito dopo la firma dell’intesa, Obama ha cercato di spezzare una lancia affermando che questo «importante risultato» e stato raggiunto anche grazie al sostegno del Congresso alla sua politica di sanzioni. Ma allo stesso tempo ha messo in chiaro che «ora non è il momento di andare avanti con nuove sanzioni». Il messaggio però non sembra essere stato recepito, poichè già pochi minuti dopo che aveva finito di parlare, diversi esponenti repubblicani hanno iniziato ad attaccare la firma dell’accordo, a volte senza neanche conoscerne i termini. Il senatore Lindsey Graham, come nota Politico.com, sulla Cnn ha parlato di problemi a suo parere prevedibili, e allo stesso tempo ha chiesto all’anchor Wolf Blitz quali sono i termini dell’intesa. Ma «il Congresso – ha poi detto – voterà nuove sanzioni, che saranno però ritardate di sei mesi». E anche il presidente della Commissione Esteri della Camera, Ed Royce, ha a sua volta espresso «serie preoccupazioni che questo accordo non raggiunga gli standard necessari per proteggere gli Stati Uniti e i suoi alleati». Appena quattro giorni fa, un sondaggio pubblicato dalla Cbs ha mostrato che solo il 37% degli americani approva l’operato del presidente Obama, in gran parte a causa del caos attorno all’avvio della sua riforma sanitaria, l’Obamacare. Evidentemente poco hanno influito sull’opinione degli americani l’accordo sullo smantellamento delle armi chimiche del regime di Damasco, che ha evitato in extremis un attacco militare americano in Siria, e il riavvio quattro mesi fa dei negoziati di pace tra Israele e Palestinesi, orchestrati dal suo segretario di Stato John Kerry. Resta da vedere se ora l’intesa di Ginevra contribuirà a far cambiare opinione agli americani. I repubblicani non sembrano però disposti a concedere sconti o ad allentare la tensione come ha dimostrato il caustico commento via Twitter del senatore John Cornyn, secondo cui «è incredibile cosa la Casa Bianca può fare per distogliere l’attenzione dall’Obamacare».

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