| categoria: Roma e Lazio

IL PUNTO/ Alfio Marchini vuole fare saltare il banco? Il Pd è distratto, teme un effetto-Renzi

Il Pdl fa bene o male il suo mestiere, i grillini alzano timidamente la testa. Alfio Marchini, pur non avendo i numeri, gioca la carta del filibustering per mettere in ginocchio la giunta del sindaco Marino. E’ tornato in campo l’ingegnere, e questa volta ha capito la lezione e non vuole perdere. I suoi hanno rovesciato sul tavolo migliaia di emendanenti, pacchi di documenti, una sfida. Se è’ una corsa contro il tempo per evitare il commissariamento e il default amministrativo della capitale Marchini vuol negoziare una via d’uscita. Vuole porre il sigillo sulla crisi. Si considera di un’altra razza, forse lo è sul serio. O forse sopravvaluta il suo peso specifico e il suo carisma, errore già commesso da Ignazio Marino. Roma fallirà? Basta aspettare il prossimo 30 novembre, ultimo giorno utile per approvare il bilancio per sapere se Marino sarà ancora sindaco o se il ministero degli Interni deciderà di nominare un commissario ad acta per salvare Roma, schiacciata da oltre 816 milioni di euro. Oggi, secondo giorno di lavori dell’assemblea, a meno 5 dalla “linea della morte”, l’eco della gomitata galeotta (voluta o casuale) e della rissa (caricata ad arte?) non si è ancora spenta. Assente il sindaco Marino impegnato in città per una serie di eventi (e magari poco propenso ad essere preso ancora a schiaffi). Ai centomila tra emendamenti e ordini del giorno presentati domenica, se ne aggiungono altri 160 mila. Siamo veramente ad un passo dal baratro. Come uscirne?
Ufficialmente scade il 30 novembre il termine ultimo entro il quale deve essere approvato il bilancio del 2013. Se alla mezzanotte di sabato 30 il documento contabile non sarà approvato, il sindaco correrà il rischio di essere “richiamato dal prefetto” per arrivare all’approvazione del bilancio in tempi brevissimi, oppure richiedere l’amministrazione controllata e di fatto aprire il default. D’altronde la scadenza del 30 novembre per legge è “ordinatoria” e non perentoria.
Fuoriuscita da Forza Italia, Sveva Belviso è la leader del Nuovo Centrodestra che prova più degli altri a far saltare il banco. Dura e “pura” ha dimenticato di essere stata sino a pochi mesi fa vice di Alemanno e quindi gestore della prima parte del bilancio 2013 ed ora usa la leva economica nella speranza che Marino decida di farsi da parte. Indipendentemente dal risultato, avrà la battaglia è puramente politica. Ma come si diceva la vera sorpresa è Alfio Marchini. Seduto su 100 mila emendamenti, il terzo arrivato alle elezioni ha abbandonato il silenzio e scavalca tutti. “Non sprecate con me parole come ‘senso di responsabilità”- dice alla maggioranza – La responsabilità oggi ci impone di chiamare le cose con il loro nome, ho aspettato senza fare polemica e ho aspettato in modo sereno per vedere il nulla. Penso ci sia il tempo dello struzzo e il tempo del coraggio. Oggi è quello del coraggio, di assumersi le responsabilità e oggi non credo in questo bilancio, in questa giunta. Sei mesi sono una eternità’, i problemi che avevamo erano noti prima e non e’ stato fatto nulla”. Ineccepibile. Ma lo ascolteranno i romani?
Infine i Cinque Stelle. Ufficialmente sono all’opposizione ma non hanno espresso alcun giudizio politico sui primi sei mesi di Giunta Marino.
E il Pd? Il partito che avrebbe dovuto governare la città grazie all’apporto elettorale è bloccato e non sa dove andare. Basterà il navigato Lionello Cosentino a rimettere ordine e a tenere la linea? In realtà sono tutti distratti dalle primarie. Se vincesse Renzi anche a Roma molte cose potrebbero cambiare.
C’è anche Sel, certo. un tempo partito di lotta ora partito di governo. Talvolta pare che il sindaco sia Nieri e non Marino. Gioca su alcuni tavoli privilegiati (emergenza abitativa) e lascia che il chirurgo giochi con i Fori Imperiali. Ma non ha una strategia se non quella dell’occupazione del potere, e non ha la forza di imporre politiche di sviluppo economico che comunque in questo momento non potrebbero essere realizzate

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