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Germania, la Merkel vara le larghe intese. Sì al salario minimo

Sì al salario minimo, ma senza un cambio di passo per l’Europa in crisi, che per altri quattro anni dovrà fare i conti con il rigore tedesco declinato dalla cancelliera Angela Merkel. A oltre due mesi dal voto federale dello scorso 22 settembre, dopo cinque settimane di trattative, in Germania l’Unione di Cdu/Csu e l’Spd hanno trovato, alle prime luci dell’alba di oggi, l’accordo per un programma di governo condiviso. Che ora per diventare effettivo dovrà passare al vaglio degli iscritti del partito socialdemocratico, chiamati a votare in un referendum il cui esito sarà reso noto il prossimo 14 dicembre. Solo allora la terza grande coalizione della storia repubblicana tedesca, la seconda a guida Angela Merkel, potrà iniziare davvero a lavorare. Trovare un’intesa tra socialdemocratici e Unione non è stato facile, hanno riconosciuto gli stessi protagonisti, Merkel e i due presidenti di Spd e Csu, rispettivamente Sigmar Gabriel e Horst Seehofer. L’ultima trattativa è durata ben 17 ore e si è conclusa alle 5 di stamani. Tutti i partiti coinvolti hanno potuto piantare la propria bandierina su almeno una delle 185 pagine di programma condiviso. Tutti hanno potuto dire di aver «rispettato le promesse elettorali». Almeno in parte. E tutti hanno dovuto fare ai partner concessioni più o meno dolorose. «La grande coalizione potrà confrontarsi con i grandi temi, ora la piena occupazione è un obiettivo possibile», ha commentato Merkel nell’affollatissima conferenza stampa seguita all’intesa. «La grande coalizione ha sottoscritto un grande programma per la gente comune», le ha fatto eco Gabriel. «Ho sempre voluto la grande coalizione», ammette Seehofer, il più ironico dei tre. Anche perchè, pedaggio autostradale per le auto straniere a parte – per cui sarà comunque necessario il ‘si« di Bruxelles – il peso del suo partito non è stato poi così rilevante. Il punto più controverso del programma di grande coalizione – duramente criticato dal mondo dell’economia e lodato dai sindacati – è stato l’introduzione di un salario minimo da 8,50 euro l’ora. Sarà valido in tutto il Paese e per tutte le categorie, come voleva la Spd, a partire dal 2015, ma le parti sociali potranno trovare un’intesa per una deroga fino al 2017. Sul fronte pensionistico, la Spd ha inoltre conquistato l’uscita dal lavoro, senza sanzioni, per i 63enni che abbiano accumulato 45 anni di contributi. E come volevano ancora i socialdemocratici, i figli degli stranieri nati in Germania potranno mantenere la doppia cittadinanza. Una misura che interessa in primo luogo i milioni di immigrati turchi. Ingoiato il salario minimo, la Cdu di Merkel ha invece ottenuto altri risultati importanti. Su tutti il blocco dell’aumento delle tasse per i più ricchi voluto dalla Spd, il mantenimento del rigore dei conti, con la fine del nuovo indebitamento a partire dal 2015. E un aumento per le pensioni di chi ha avuto figli prima del 1992. La Cdu è inoltre riuscita a imprimere decisamente la propria impronta sui temi europei. La futura Ue vista da Berlino dovrà coniugare »solidarietà e responsabilità«, con una »maggiore competitività attraverso riforme strutturali«. Ma »il principio che ogni Stato rimane garante dei propri debiti rimane«. Niente eurobond, insomma. Resta da vedere come sarà finanziato il programma, che secondo calcoli ottimistici richiederà almeno 23 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi entro il 2017, a fronte di entrate in crescita per 15 miliardi nello stesso periodo, come ha fatto sapere il ministero delle Finanze tedesco. Occorrerà invece aspettare solo un paio di settimane per il risultato definitivo del referendum Spd e il via libera all’elezione di Merkel da parte del Bundestag, il parlamento federale, prevista per il 17 dicembre prossimo. Gabriel e la presidenza del suo partito (che ha approvato all’unanimità il programma) sono ottimisti. Anzi, »certi« che gli iscritti diranno sì. Solo allora la grande coalizione renderà noti i nomi dei ministri che andranno a occupare le caselle di governo, sei per Spd e Cdu, tre per la Csu.

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