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Dopo Lazio-Legia rabbia e caos per i tifosi trattenuti in Polonia

Una partita di calcio che oltre ai consueti fatti di cronaca stavolta ha assunto anche risvolti diplomatici. Il giorno dopo il match di Europa League tra i polacchi del Legia e la Lazio – e che ha visto nel prepartita una maxi-retata di 150 tifosi biancocelesti – ancora non sono chiare le dinamiche ma intanto si ragiona sui numeri che parlano, al momento, di 21 rinviati a giudizio (quindi un numero più alto rispetto ai 10 indicati iniziali), di una ventina di tifosi laziali rilasciati e che stanno per rimpatriare, mentre per un’altra sessantina si prospetta il processo per direttissima, entro domenica. Dei 149 tifosi laziali (questo il numero esatto diffuso dall’ ambasciata a Varsavia) fermati ieri, la polizia ne aveva trattenuti 137. Di questi, una trentina sono stati rilasciati oggi all’ora di pranzo, secondo i numeri diffusi sul sito della polizia che ha anche pubblicato due video: in uno si possono vedere alcune persone che lanciano delle bottiglie verso una camionetta; nell’altro vengono mostrati alcuni oggetti trovati in possesso dei tifosi biancocelesti, coltelli, un’ascia e un casco. Nonostante questo, la vicenda non è ancora chiara nei suoi contorni e le polemiche hanno investito anche la polizia ‘accusatà di aver usato il pugno duro anche nei confronti di tanti tifosi assolutamente estranei ai fatti. Tant’è che rispetto ai 150 fermati inizialmente, solo 50-60 andrebbero incontro al rito direttissimo: alcuni sarebbero accusati di aggressione alla polizia, altri di adunata sediziosa, entrambi reati previsti dal codice penale polacco. «Alcuni tifosi si sono ritrovati in commissariato senza aver commesso nulla – lamenta l’Ambasciatore italiano a Varsavia, Riccardo Guariglia – Abbiamo costituito un’unità di crisi in coordinamento con la Farnesina e mandato un nostro funzionario alla questura di Varsavia, per avere un raccordo con le autorità di polizia. Stamattina abbiamo avuto una lista di 137 connazionali che sono stati fermati per diverse tipologie di reati, che vanno dai danneggiamenti agli automezzi al porto del passamontagna, che è vietato in Polonia, all’ aggressione alle forze dell’ordine e questo è, naturalmente, un reato più grave. Per i reati meno gravi è previsto un rito abbreviato. I polacchi ci hanno detto che stanno cercando di andare molto velocemente con questi processi, che dovrebbero svolgersi tra oggi e domani», aggiunge Guariglia. «La polizia ci ha fermato perchè cantavamo per strada. Ce la siamo cavata con una multa pari a 50 euro per quella che loro chiamano un’infrazione, altrimenti ci saremmo fatti 30 giorni di carcere. Abbiamo avuto un pò di paura, ma siamo stati trattati bene», racconta uno dei fermati. Discordanti, come sempre, la ricostruzione dei fatti. La stampa locale parla di «hooligan venuti da Roma», mentre il patron biancoceleste, Claudio Lotito, invita ad «accertare le cose, altrimenti rischiamo di criminalizzare le persone. Ieri – aggiunge – avevamo notizie che riportavano di un’aggressione avvenuta nell’albergo dove stavano i nostri tifosi». Il papà di un fermato dice di aver sentito il figlio l’ultima volta ieri nel pomeriggio, al cellulare, «era spaventato. L’hanno fermato con altri 4 amici, dicono che hanno commesso un’infrazione, non un reato, ma non ci dicono quale. Mio figlio – aggiunge – è pure della Roma, era andato lì con gli amici della Lazio, per conto loro, non con i club, per fare una vacanza, doveva tornare domenica. Figuriamoci se commetteva violenze», spiega ancora D’Ario, aggiungendo che il figlio 24enne «ha un lieve handicap per il quale non sente bene e quindi forse non capisce tutto quello che gli dicono. Mi ha raccontato che stavano andando dall’albergo allo stadio quando dei poliziotti li hanno avvicinati, circondati, fermati, tenuti in strada per ore e poi portati in commissariato. Non li hanno ammanettati, ma gli hanno fatto le foto segnaletiche, come dei criminali».

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