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FRANCIA/ Squillo in piazza contro le multe ai clienti

«Non toccateci il nostro lavoro. Più ci ostacolate e più noi prostitute siamo in pericolo». Le lucciole temono ancora più violenze, sfruttamento, malattie, precariato, clandestinità. Ecco perchè oggi sono scese in piazza per protestare contro la legge francese che vuole estirpare la prostituzione sanzionando i clienti e che da oggi è all’esame del Parlamento. Molte hanno il viso nascosto da una maschera mentre gridano slogan a due passi dal ministero della Famiglia, a Parigi. Slogan per proteggere la loro attività, la loro indipendenza, i clienti. E per dichiarare guerra alla ministra delle Pari Opportunità, Najat Vallaud-Belkacem, prima sostenitrice della legge. Con loro ci sono trans e membri di associazioni, come Medecins du monde, che le appoggiano. «Dire che le donne hanno diritto a vendersi vuol dire nascondere il fatto che gli uomini hanno il diritto di comprarle», ha detto la socialista Maud Olivier, in un’aula semi deserta. Solo una ventina i deputati presenti. La legge, che spacca la sinistra al potere, dovrebbe passare senza troppi intoppi ed essere votata il 4 dicembre. Prevede una multa di 1.500 euro per i clienti (il doppio in caso di recidiva), la soppressione del reato di adescamento passivo e aiuti per le prostitute che intendono cambiare vita. Per le straniere è previsto un permesso di soggiorno di 6 mesi rinnovabile. Misure comunque insufficienti per le dirette interessate: «Il governo ha tentato un deal, ma poi propone solo 11,50 euro al giorno alle vittime di sfruttamento sessuale», denuncia all’ANSA Morgane Merteuil, portavoce dello Strass, il sindacato dei «lavoratori del sesso». La giovane donna è convinta che la legge non servirà a smantellare le reti criminali: «Anzi – dice – renderà più forti i mediatori. Tanti ci hanno già contattato». Teme per la sua sicurezza e quella delle altre: «Quando ci ritroveremo con meno clienti, saremo obbligate ad accettare chiunque ci capita, potrebbero essere stupratori, uomini violenti o che chiedono rapporti senza preservativo». In nome delle prostitute chiede «l’abrogazione di tutte le leggi sul lavoro sessuale e la protezione dei lavoratori del sesso con gli strumenti del diritto comune». Le statistiche contano tra 20mila e 40mila prostitute in Francia, per lo più originarie dell’Europa dell’est e dell’Africa. Secondo il governo, l’80% è vittima della tratta o rientra in una rete di prostituzione. Le lucciole contestano questo dato: «Non è così che si combattono i traffici. Con la legge molte di noi saranno obbligate alla clandestinità o dovranno accettare un protettore», dice Madò, 47 anni. È originaria del Camerun e da 12 anni vende il suo corpo: «È il mio lavoro, devo mantenere i miei figli. Il governo ci offre una formazione. Ma chi ci assumerà mai, molte di noi hanno più di 60 anni». Giovanna Rincon è direttrice dell’Acceptess-t, l’associazione dei trans migranti e precari: «È una legge ‘pseudo-altruistà – dice in italiano -. Sanzionare i clienti non ha niente a che vedere con la tratta degli essere umani. Ci renderà solo più fragili». Un sondaggio CSA indica che il 68% dei francesi è contrario all’introduzione di sanzioni per i clienti.

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