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La disoccupazione non abbassa la testa, anzi per i giovani è sempre peggio

La disoccupazione non abbassa la testa, anzi per i giovani continua a macinare un record dopo l’altro. Ottobre si chiude così con un tasso del 12,5%, ancora ai livelli più alti da trentasei anni, o meglio dal 1977. Per gli under25 però la quota dei senza lavoro è più che tripla, al 41,2%. Ancora più forte è stata la crescita degli scoraggiati, coloro che non cercano un posto perchè hanno perso la speranza di trovarlo, ormai sfiorano i due milioni. Il mercato del lavoro fa acqua da tutte le parti, neanche i precari riescono a battere la crisi, tanto che in un solo anno il loro numero è sceso di oltre 250 mila unità. Insomma dall’Istat esce un altro bollettino di guerra, ma il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, spiega come «i segnali di risveglio stanno accadendo ora». Spiragli che i sindacati ancora non vedono. E anche il presidente degli industriali, Giorgio Squinzi, appare scettico. Per ora i dati dell’Istituto di statistica registrano uno stallo rispetto a settembre, archiviato già come uno dei mesi più ‘nerì dell’anno. Il confronto annuo rileva invece un peggioramento netto: oltre 400 mila posti persi, che vanno a infoltire le fila dei cercatori di lavoro, quasi 3,2 milioni. Tra loro più di un milione è under 30. Non confortano i dati relativi al terzo trimestre. Alcuni ‘pezzì del Paese sembrano per sempre persi: il Mezzogiorno continua a scivolare in basso, perdendo 333 mila occupati rispetto al 2012; quasi il 57% dei disoccupati lo è da più di dodici mesi. Anche i rapporti di lavoro deboli, come i tempi determinati e le collaborazioni non reggono l’urto della crisi. Quelli che l’Istat chiama ‘atipicì, come contratti a tempo e co.co.co, calano dell’8,8%. Non stupisce allora se gli sfiduciati salgono a 1 milione 901 mila, ovvero quasi del 20%, rispetto allo scorso anno. Invece nell’eurozona compaiono i primi segnali di controtendenza (il tasso scende al 12,1%), anche se non per i giovani, che segna ancora un nuovo record, pur mantenendosi abbondantemente al di sotto del nostro livello (24,4%). Tornando all’Italia, il ministro del Lavoro parla comunque di dati «coerenti con il quadro economico», ma invita a guardare avanti perchè qualche segnale positivo sta iniziando a comparire. Un’analisi quella di Giovannini che lascia però perplessa la Cgil, secondo cui «non è comprensibile l’ottimismo del ministro». Sulla stessa linea la Cisl: «Il quadro è sempre più nero». Anche la Uil stenta a vedere positivo: «Non c’è barlume di ripresa nell’occupazione italiana», per il leader del sindacato infatti «Giovannini verrà smentito perchè nel 2014 la disoccupazione in Italia è destinata ad aumentare». E cambiando fronte la reazione resta la stessa: il presidente di Confindustria risponde con un «beato lui» a chi gli chiedeva dell’ottimismo di Giovannini. Dal Governo arriva il commento preoccupato del ministro Cecile Kyenge, che ha la delega sulle politiche giovanili. Il ministro definisce infatti «allarmanti» le nuove cifre dell’Istat. Ma a fine giornata anche Giovannini ribadisce come la ripresa economica tarda a riflettersi sul mercato del lavoro e sottolinea come «nel 2014 avremo un aumento del tasso di disoccupazione anche con una crescita del Pil

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