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Addio a liste d’attesa infinite, si va all’estero: “Libertà di cura in tutta l’Ue”

E’ una novità che potrebbe davvero cambiare il mondo della sanità pubblica. Dal 4 dicembre in poi ci sarà la libertà di scegliere in quale dei 28 paesi dell’Unione europea andarsi a curare. Perché proprio il 4 dicembre? Perché in teoria è il giorno in cui scade il termine ultimo per recepire le norme Ue. E’ già pronto il decreto del ministero della salute di attuazione della direttiva europea che avvia la Schengen sanitaria.

Dal 2014 in poi (sarà necessario aspettare forse qualche settimana perché sia tutto operativo, c’è bisogno del via libera della Conferenza Stato-Regioni e delle Commissioni parlamentari competenti) gli italiani avranno il diritto di scegliere di andarsi a curare in un ospedale di Parigi, Vienna o Berlino. Non sarà ovviamene un “far west”, bensì ci saranno regole e limiti molto precisi. Però di sicuro il problema delle liste d’attesa infinite sarà superato.

Soddisfatta il ministro della salute, Beatrice Lorenzin: “Per la prima volta abbiamo una direttiva che non parla di circolazione di merci e monete ma di europeizzazione del sistema di welfare. Certo, in questo momento dobbiamo anche garantire un uso appropriato delle risorse per evitare sprechi, ma abbiamo molte eccellenze sanitarie per vincere questa sfida”.

Qual è la procedura da seguire per chi decide di andare all’estero per farsi curare? Lo spiega con chiarezza Paolo Russo sul quotidiano La Stampa oggi in edicola: “Prima di tutto occorre presentare richiesta di autorizzazione alla propria Asl, che entro 10 giorni risponde. Per la richiesta esistono moduli forniti dalla stessa Asl, nei quali bisogna indicare la prestazione sanitaria richiesta e il luogo di cura. Saltato il primo ostacolo si presenta, sempre alla Asl, la vera domanda, che deve avere risposta entro 30 giorni, 15 nei casi urgenti. L’autorizzazione preventiva è richiesta nei casi di ricovero, per «l’utilizzo di infrastrutture sanitarie e apparecchiature mediche altamente specializzate e costose» e quando le cure comportino un particolare rischio per il paziente”.

Ovviamente i rimborsi scattano solo per ricoveri in strutture pubbliche, non private. Con la nuova normativa non sarà possibile chiedere di andare in strutture pubbliche all’estero per servizi assistenziali di lunga durata, trapianti d’organo o vaccinazioni.

I rimborsi sono calcolati in base alle tariffe regionali vigenti, e la differenza sarà a carico del paziente il quale dovrà pagare di tasca sua anche i costi di viaggio, vitto e alloggio. Sarà il paziente ad anticipare i costi, presentando poi domanda di rimborso all’Asl con allegati certificazione medica e fattura. Il rimborso dovrebbe arrivare entro 60 giorni.

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