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Saccomanni al Wall Street Journal: ‘Riforme più facili con l’uscita di scena di Berlusconi’

L’uscita dalla scena parlamentare di Silvio Berlusconi dovrebbe facilitare le riforme che il governo Letta è fortemente impegnato a realizzare. Fabrizio Saccomanni, in un’intervista al Wall Street Journal, prosegue nella sua missione volta a rassicurare istituzioni e investitori americani sull’affidabilità ritrovata dell’Italia e risponde indirettamente alle nuovi pesanti critiche da parte di Forza Italia che ha chiesto le sue dimissioni dal capogruppo alla Camera Renato Brunetta. Nella sua seconda giornata negli Stati Uniti (dopo gli incontri a Washington con il segretario al Tesoro Jack Lew, il presidente uscente della Fed Ben Bernanke e il suo successore Janet Yellen) l’agenda del titolare di via XX settembre prevede incontri con esponenti di punta di Wall Street. A New York vede i rappresentanti di alcuni dei più importanti istituti finanziari e fondi di investimento made in Usa, come quelli di BlackRock, Carlyle e Cerberus. A tutti Saccomanni ripete come il nostro Paese, dopo un periodo molto difficile, si sia oramai avviato sulla strada della stabilità e della ripresa. E su quella delle riforme. Le stesse riforme che da Washington – dove ha partecipato a un incontro del Consiglio per relazioni tra Italia e Usa – invoca Sergio Marchionne, a partire da quella elettorale. «Parlando di riforme non guardo a quelle già fatte, ma a quelle ancora da fare», afferma il numero uno di Fiat Chrysler, che indica al governo di seguire il modello Madrid. «Penso alla Spagna e ai suoi passi avanti. Lì – spiega Marchionne – hanno fatto progressi sul fronte del lavoro, della lotta alla burocrazia e del miglioramento della pubblica amministrazione. Noi, come impresa globale, lavoriamo anche là, e non abbiamo mai avuto problemì. Di qui l’ennesimo invito all’Italia »ad adattarsi alle regole globali in modo da attirare investimenti esteri«. Quegli investimenti per cui, secondo Saccomanni, nel nostro Paese si stanno creando le giuste condizioni, con molti investitori interessati sia ai nostri titoli di Stato che alle privatizzazioni e alle dismissioni degli immobili. Tutto ciò, a patto che al governo sia lasciata la reale possibilità di lavorare e di portare avanti il programma: l’instabilità politica ha reso difficile riguadagnare la fiducia degli investitori internazionale, ma adesso – sottolinea il ministro dell’Economia – le agenzie di rating, che hanno già rivisto al rialzo l’outlook di Spagna, Cipro e Grecia, »hanno bisogno di prove definitive sul fatto che quella instabilità non ritorni«. E molto dipende anche dall’Europa. Saccomanni assicura comunque i suoi interlocutori americani come oramai ci siano »zero rischi« di una rottura dell’Eurozona, grazie a »fattori strutturali« che manterranno l’euro forte, nonostante politiche di bilancio e monetarie più rilassate.

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