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Università: Carrozza, proporrò DDL su finanziamento

«La mia politica, in ordine al finanziamento e alla provvista di personale degli atenei, è ispirata agli obiettivi di premiare il merito e di aiutare le università che ottengono risultati negativi a migliorare. Occorre anche evitare che le università siano penalizzate da fattori da esse non controllabili, come il contesto economico e il reddito medio delle famiglie degli studenti». Lo ha affermato il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Maria Chiara Carrozza nel corso del Question Time annunciando l’intenzione di «proporre al Consiglio dei ministri un disegno di legge per semplificare il sistema e valorizzare la responsabilità delle università per le loro scelte». «Fino a una modifica legislativa, peraltro – ha evidenziato – non posso fare altro che applicare la legge e, in particolare, il decreto legislativo n. 49 del 2012, emanato dall’ultimo Governo della passata legislatura. Questo decreto, con previsioni inizialmente riferite al solo anno 2012 ma poi estese agli anni successivi, ha previsto un vincolo complessivo al turn-over del sistema universitario e ha definito i criteri di distribuzione delle facoltà assunzionali (i c.d. punti organico) tra gli atenei». Il ministro ha quindi osservato che «la possibilità teorica di assumere non basta, se le università non hanno le risorse finanziarie per farlo. Questo Governo si è impegnato e continua a impegnarsi, nonostante la difficile congiuntura, sia a incrementare le facoltà assunzionali, sia ad aumentare il finanziamento delle università». Una possibilità che si sta studiando – ha spiegato il ministro rispondendo a un’altra interrogazione sullo stesso tema – è quella di destinare ai contratti di specializzazione parte dei fondi comunitari per la coesione 2014-2020. «Questa destinazione potrebbe essere coerente – ha fatto notare – con uno degli obiettivi tematici dell’utilizzo dei fondi stessi, relativo al rafforzamento dei percorsi di istruzione secondaria e terziaria e di formazione attraverso azioni finalizzate all’innalzamento dei livelli di competenze, di partecipazione e di successo nell’istruzione universitaria». In prospettiva, il numero degli specializzandi potrebbe essere incrementato, secondo il ministro, in seguito a quanto previsto dal decreto-legge n. 104 2013: «le disposizioni introdotte nel decreto-legge in sede di conversione, infatti, consentono di ridurre la durata dei corsi di formazione specialistica dei medici, precedentemente fissata in cinque anni per tutte le scuole e in sei per quelle in neurochirurgia e chirurgia generale, nel rispetto della disciplina europea in materia. Il risparmio eventualmente conseguente alla riduzione della durata dei corsi servirà a finanziare nuovi contratti di formazione specialistica».

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