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IL PERSONAGGIO/ Matteo, un leghista da battaglia

È Matteo Salvini il nuovo segretario della Lega Nord. Come da previsioni ha battuto il ‘rivalè Umberto Bossi. Nei 58 seggi allestiti nelle sedi provinciali del partito, sono stati 10.221 su 17.047 i votanti: 8.162 le preferenze per Salvini pari all’82 per cento, contro i 1.883 voti per Bossi pari al 18%. Nato a Milano il 9 marzo 1973, dove vive tuttora, Salvini ha preso la tessera della Lega a soli 17 anni: dalle ‘giovanilì è riuscito, con gli anni, a far carriera e da oggi (sarà formalmente eletto il 15 dicembre prossimo al Congresso previsto a Torino) è pronto a sostituire Roberto Maroni alla guida del Carroccio. Responsabile del gruppo Giovani di Milano dal 1994 al 1997, dal 1998 fino al 2004 ha ricoperto l’incarico di segretario provinciale della Lega Nord Milano. Attuale segretario nazionale della Lega Lombarda, dal 1993 al 2013 è stato consigliere comunale a Milano; incarico che, si è ripromesso, vuole tornare a coprire. Dal 2009 è deputato al Parlamento europeo, dimostrando di preferire ai salotti romani le bore di Strasburgo. Dalla proposta di riservare alcuni vagoni della metropolitana di Milano per sottrarle «all’invadenza degli extracomunitari», ai cori da stadio contro i napoletani, al rifiuto di stringere la mano all’allora presidente Carlo Azeglio Ciampi dicendogli «lei non mi rappresenta», alle frasi non tenere nei confronti del Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Maglia verde della Lega, non esita a definirsi razzista per difendere il concetto di frontiere chiuse e controllate. Diplomato al liceo classico Manzoni, ha frequentato la facoltà di Storia alla Statale di Milano fermandosi, con suo grande rammarico, a soli cinque esami dalla laurea. Giornalista professionista, collaboratore di Radio Padania della quale è direttore, è divorziato e padre di due bambini: Federico e Mirta. Tifoso milanista sfegatato, appassionato di «lingue locali e tortellini di zucca», leghista purosangue contro Roma e Bruxelles, oggi ribadisce il suo motto: «la Lega deve tornare a correre pancia a terra. Sarà una Lega di battaglia, la cui prima lotta sarà riprenderci la sovranità economica» da Bruxelles. «Questa non è l’Unione europea ma è l’Unione sovietica, da cui cercheremo di uscire con chi ci sta. Non c’è nulla da inventare, bisogna stare in mezzo alla gente».

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